Un nuovo Lodo Alfano all’orizzonte

elven.itNota dell’autore:
Ringraziando tutti coloro i quali la settimana scorsa hanno avuto l’interesse a leggere il post “Centro in movimento” (Siete stati davvero tanti), questa settimana il tema più interessante da affrontare ci è parso quello della Giustizia. Buona lettura.

assembleacostituente
L’articolo 3.
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ l’articolo tre della Costituzione Italiana. Quando si è fortunati, lo insegnano anche a scuola. Non tutti però lo ricordano. Ogni punto e ogni virgola al suo interno hanno un senso. Lo sa bene il presidente del consiglio Silvio Berlusconi che da anni, tenta di derogare a questo inviolabile principio ricorrendo a ogni arzigogolo giudiziario pur di bypassarlo, seppur solo temporaneamente. Ma chi scrisse la Carta Costituzionale a suo tempo, seppe farlo bene. E, per ora, all’uomo di Arcore il colpo di mano non è riuscito seppure già diverse volte ci ha provato. Riparliamo quindi del Lodo Alfano per cercare di meglio analizzare l’ultima settimana nazionale. Che cos’è il Lodo Alfano? Perché il 7 ottobre scorso la Corte Costituzionale lo ha bocciato? E, soprattutto, cosa sta succedendo ora? Conviene andare per ordine.

Il Lodo Alfano.
alfano_berlusconiIl Lodo Alfano è stata una legge dello Stato nota con il nome “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato” (legge 124/2008). Il disegno di legge è stato presentato dal ministro della giustizia Angelino Alfano e approvato dal Consiglio dei Ministri in data 26 giugno 2008 «con l’obiettivo di tutelare l’esigenza assoluta della continuità e regolarità dell’esercizio delle più alte funzioni pubbliche», prima di essere approvato dalle Camere in virtù della votazione conforme del Senato tenutasi in seconda lettura il 22 luglio 2008 con 171 sì, 128 no e 6 astenuti. All’approvazione sono segite infinite polemiche, appelli di illustri costituzionalisti, una raccolta firme pro abrogazione referendum dell’Italia dei Valori (800mila firme raccolte) idv-raccolta-firme-ge, fatto che porta il Lodo di fronte la Corte Costituzionale, a Milano e Roma due pm sollevano il dubbio di costituzionalità della Legge in tre diversi procedimenti a carico del premier Berlusconi. A chi ne avesse perso la memoria vale la pena sottolineare che già una precedente sentenza della Corte Costituzionale aveva annullato l’articolo del cosiddetto Lodo Schifani (giugno 2003), originariamente Lodo Maccanico (che ne sconfessò la propria paternità), rivolto a regolare la stessa materia con una forma molto simile a quella poi riproposta da Alfano.

La bocciatura.
corte-costituzionale-dal-suo-sitoIl cosiddetto Lodo viene infine bocciato dalla Corte Costituzionale il 7 ottobre (9 voti contro 6) per violazione nel merito e nel metodo rispettivamente degli articoli 3 e 138 della Costituzione Italiana, con la motivazione, è questo il messaggio passato dai media, che sia necessaria una legge costituzionale per introdurre le immunità previste dal lodo Alfano. Di fatto da quella data ufficialmente riprendono tutti i procedimenti a carico del presidente del consiglio Silvio Berlusconi. E da allora, ma già da prima, gli avvocati del presidente sono al lavoro per trovare una soluzione che lasci il premier riposare tranquillamente in famiglia il sabato mattina invece di passare il tempo con i suoi avvocati (dichiarazione rilasciata all’indomani dell’approvazione del Lodo Alfano e riproposta durante un intervento a sorpresa a Ballarò il 27 ottobre scorso). Messi al lavoro gli avvocati, la settimana scorsa il presidente del consiglio ha quindi sondato il campo su possibili convergenze su una riforma della giustizia che diminuisca la durata dei procedimenti. Ha incontrato Casini, Udc, ha registrato le dichiarazioni di Bersani, Pd, inizialmente apparse favorevoli, ha incontrato Bossi, Lega, anche per discutere delle candidature alle elezioni regionali e, quindi, ha chiuso il cerchio con Fini. gasparriInfine, il 12 novembre, in Senato è stato presentato il ddl «Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo», che porta le firme del capogruppo Maurizio Gasparri, del vice capogruppo Gaetano Quagliariello e di altri senatori del Pdl (Tofani, Casoli, Bianconi, Izzo, Centaro, Longo, Allegrini, Balboni, Benedetti Valentini, Delogu, Gallone, Mugnai, Valentino), del presidente dei senatori della Lega Federico Bricolo, del senatore Sandro Mazzatorta (Lega).

Il nuovo ddl sulla giustizia o processo breve.
In sostanza il ddl fissa le modalità per la durata «ragionevole» dei processi, oltre la quale, se il ddl diventasse legge, il processo verrà estinto. «Non sono considerati irragionevoli – si legge nel testo – i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma». Se vengono superati i limiti di ragionevole durata, il processo è estinto (articolo 2), «nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell’art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione». L’articolo 3 contiene «disposizioni relative all’entrata in vigore della legge e all’applicazione delle norme sull’estinzione processuale». Inoltre le disposizioni sul processo non si applicano nei processi in cui «l’imputato ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale». Non si applicano anche per i reati legati all’immigrazione (come chiesto dalla Lega), agli incidenti sul lavoro, alla mafia e al terrorismo. Esclusi quindi i reati di associazione per delinquere, incendio, pornografia minorile, sequestro di persona, atti persecutori, circonvenzione di persone incapaci, violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all’igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale, reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, traffico illecito di rifiuti.

Le reazioni.
Inutile dire che anche ai più ottimisti il ddl più che una riforma, sia sembrata una minaccia. Tanto che anche in questo caso i costituzionalisti si sono dimostrati scettici, un ex presidente della Consulta ne ha parlato come di legge palesemente anti costituzionale, e alcuni si sono detti già pronti a raccogliere firme per un referendum abrogativo, qualora venisse votato, e, da subito, a scendere in piazza. Di fatto oltre 100mila processi, e il numero è di molto sottostimato, salterebbero quasi immediatamente. Più ne salterebbero, come ci ha confidato un legale, moltissimi altri tanto da far si che qualsiasi tipo di procedimento alternativo all’udienza in aula perderebbe di interesse. Senza contare che, si fa presto a perdere due anni. Le vittime dei reati poi, vedi le parti civili, sarebbero lasciate senza giustizia. Ricordando, infine, che non è vero, come sostenuto acriticamente da qualche onorevole e senatore, che in molti procedimenti non compaiono vittime e che quindi il danno non ci sarebbe. Quando, infatti, una persona non figura come vittima, molto spesso il reato è commesso contro lo Stato, quindi contro tutta la comunità, vedi ad esempio i reati ambientali verso cui, purtroppo, il nostro diritto penale soffre ancora un’arretratezza tutta italiana comminando pene irrisorie verso gli autori. E scusate se è poco.

La nuova proposta, il nuovo Lodo Alfano.
casiniSull’onda della protesta, Casini, il 13 novembre, ha lanciato l’idea di un Lodo Alfano approvato con una maggioranza costituzionale ovvero dei 2/3: «Questo ddl per abbreviare i processi è realmente una porcheria, un provvedimento che dimentica le vittime, sfascia l’ordinamento giudiziario e abroga la giustizia». Ha aggiunto Casini: «Un mio amico, presidente emerito della Corte costituzionale, ma che rimarrà anonimo perché è fuori dalla politica e dai partiti, mi ha detto oggi che il ddl è un mostro giuridico, inconcludente e incostituzionale. Noi capiamo le ragioni della maggioranza – ha sottolineato il leader centrista – e riteniamo che una soluzione al loro problema vada trovata. Ed è per questo che ci siamo astenuti sul lodo Alfano. Ma ora un’opposizione responsabile è di fronte a un bivio: o si strepita e si fa approvare la porcheria; o si vota il lodo Alfano per via costituzionale. Per noi – ha concluso – questo provvedimento per accorciare i processi è assolutamente invotabile. Se sbraita Di Pietro è un conto. Ma se diciamo noi che questo testo scasserà l’ordinamento giudiziario italiano, potete crederci. Meglio allora l’immunità parlamentare». Tralasciando le considerazioni sulle affermazioni di Casini (“un mio amico presidente della Corte”, “se sbraita Di Pietro”, “se diciamo noi”). Dal Pdl immediata approvazione alla proposta. gianfranco finiE anche il presidente della Camera Fini, ugualmente, intervenuto alla trasmissione di Lucia Annunziata In mezz’ora, ha chiosato: «Credo che prevedere delle norme per garantire che la giustizia fa sempre e comunque il suo corso ma lo fa dopo che si è cessati da una carica istituzionale, non sia un motivo di fronte al quale gridare allo scandalo». Ma nel Pdl il fronte non è comune e le spaccature si moltiplicano pericolosamente per la stabilità del Governo. “Basta con le ghedinate da prendere o lasciare. I falchi berlusconiani devono finirla di parlare di complotto interno al Pdl contro Berlusconi. Il presidente del Consiglio deve guardarsi da quei suoi consiglieri che da anni lo hanno portato in un vicolo cieco, spingendolo verso soluzioni inutili, perché la legge sul processo breve così com’è congegnata oggi è destinata a sbattere contro il muro della incostituzionalità”. bocchinoLo dichiara Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, che in una intervista alla Stampa boccia il ddl sul processo breve (“presenta aspetti irragionevoli, demagogici, populisti”) ed indica come la strada da percorrere sia quella di una legge costituzionale che ripristini l’immunità parlamentare e lo stesso lodo Alfano”.

Nuovo Lodo Alfano: si può fare?
Possibile quindi approvare il Lodo Alfano con una maggioranza costituzionale? Indubbiamente si. C’è però un ma. Oltre ai tempi tecnici, quantificabili tra i due e tre anni, va ricercato nella motivazione alla bocciatura del Lodo il 7 ottobre scorso. La Corte Costituzionale ha infatti detto che posto che la ratio, ovverosia lo scopo, della norma è quella di proteggere le funzioni proprie dei titolari di alcuni organi costituzionali, resta da accertare se la sospensione disciplinata dal “Lodo” deroghi al principio di uguaglianza creando una disparità di trattamento, la quale è l’ulteriore caratteristica delle prerogative.

La sentenza dell’Alta Corte sul Lodo Alfano.
la-sala-della-corte-costituzionaleLa Corte risponde affermativamente in considerazione del fatto che il “Lodo Alfano”, dice la Corte, “si applica solo a favore dei titolari di quattro alte cariche dello Stato, con riferimento ai processi instaurati nei loro confronti, per imputazioni relative a tutti gli ipotizzabili reati, in qualunque epoca commessi e, in particolare, ai reati extrafunzionali, cioè estranei alle attività inerenti alla carica”. Ma va anche oltre. La sentenza, infatti, non parla solo di “evidente disparità di trattamento delle alte cariche rispetto a tutti gli altri cittadini che, pure, svolgono attività che la Costituzione considera parimenti impegnative e doverose”: la violazione del principio di uguaglianza è ravvisata anche con specifico riferimento alle alte cariche dello Stato prese in considerazione dal “Lodo”, ossia, lo ricordo, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, il Presidente della Camera ed il Presidente del Senato. Tale violazione è dovuta da un lato al fatto che le cariche in questione sono tra loro disomogenee (sia per fonti di investitura che per natura delle loro funzioni), e quindi non risulta giustificata una loro parità di trattamento quanto alle prerogative; dall’altro, non è giustificata nemmeno la disparità di trattamento tra i Presidenti e i componenti dei rispettivi organi costituzionali, e ciò sia dal punto di vista delle immunità (Presidente del Consiglio e ministri sono indistintamente soggetti all’art. 96 Cost., così come Presidenti delle Camere e parlamentari sono soggetti alla disciplina uniforme dell’art. 68), sia dal punto di vista delle funzioni loro assegnate: la Costituzione attribuisce “rispettivamente, alle Camere e al Governo, e non ai loro Presidenti, la funzione legislativa (art. 70 Cost.) e la funzione di indirizzo politico ed amministrativo (art. 95 Cost.). Non è, infatti, configurabile una preminenza del Presidente del Consiglio dei ministri rispetto ai ministri, perché egli non è il solo titolare della funzione di indirizzo del Governo, ma si limita a mantenerne l’unità, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri e ricopre, perciò, una posizione tradizionalmente definita di primus inter pares”. Detto ciò, si capisce molto bene come nel “Lodo Alfano” sussistano “entrambi i requisiti propri delle prerogative costituzionali, con conseguente inidoneità della legge ordinaria” ad attribuire alle suddette alte cariche “un eccezionale ed innovativo status protettivo, che non è desumibile dalle norme costituzionali sulle prerogative e che, pertanto, è privo di copertura costituzionale”.

Nuovo Lodo, nuova bocciatura dalla Consulta?
berlusconiDunque, anche approvando il Lodo con una maggioranza qualificata, questo, così com’è, verrebbe bocciato anche per ragioni interne quali lo status straordinario assegnato alle cariche da esso beneficiate. Ci permettiamo di aggiungere. Se anche le altre cariche venissero, in una rivisitazione, escluse, e venisse inclusa la sola carica del presidente del consiglio, come accade ad esempio in Francia (per l’immunità all’estero vedi: http://wildgretapolitics.wordpress.com/2008/07/25/cosa-dice-il-lodo-alfano-e-le-immunita-negli-altri-paesi/), siamo sicuri che il Lodo sarebbe lecito? Ponendo ad esempio che dei reati siano commessi non nell’esercizio delle proprie funzioni ma approfittando di queste o al di fuori di queste, perché garantire a priori il premier in carica? Berlusconi o chi per lui.

Conclusioni.
L’impressione politica che se ne ricava, al di là degli aspetti legislativi, è che nel Pdl il fermento, viste anche le dichiarazioni di vari esponenti, sia in fase molto più avanzata di quanto le stesse dichiarazioni pubbliche lascino intendere. Così come lo scontro sulla giustizia, vedi richiesta di arresto della Dda di Napoli per il sottosegretario Cosentino (favoreggiamento e concorso nell’attività dei clan casalesi), sia solo all’inizio e lasci a sua volta intendere, a breve, l’inizio di una nuova stagione politica. Nel frattempo tutti sembrano prendere tempo. Forse poi, finalmente, si comincerà a parlare anche di altro.

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