21 Giugno 2010
fonte : Sito Regione Lazio
“La giunta regionale è stata fatta considerando tre principi fondamentali: la rappresentanza di tutte le forze di centrodestra che hanno contribuito alla vittoria alle elezioni; i principi dello statuto e la presenza di tutte le Province del Lazio”. Lo ha affermato Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, nel corso della presentazione dei nuovi assessori che entrano a far parte della squadra di governo regionale. A Luciano Ciocchetti sono delegate le politiche per l’Urbanistica e sarà anche vicepresidente della giunta; Aldo Forte guiderà l’assessorato delle Politiche sociali; le competenze sull’Agricoltura sono attribuite a Angela Birindelli.
La Giunta regionale risulta come di seguito composta.
- Luciano Ciocchetti – Vicepresidente – Politiche del Territorio e dell’Urbanistica
- Fabio Armeni – Risorse Umane, Demanio e Patrimonio
- Angela Birindelli – Politiche agricole e Valorizzazione dei prodotti locali
- Teodoro Buontempo – Politiche per la Casa, Terzo Settore, Servizio Civile e Tutela dei Consumatori
- Giuseppe Cangemi – Rapporti con gli Enti Locali e Politiche per la Sicurezza
- Stefano Cetica – Bilancio, Programmazione economico-finanziaria e Partecipazione
- Pietro Di Paolantonio – Attività Produttive e Politiche dei Rifiuti
- Aldo Forte – Politiche Sociali e Famiglia
- Francesco Lollobrigida – Politiche della Mobilità e del Trasporto Pubblico Locale
- Luca Malcotti – Infrastrutture e Lavori Pubblici
- Marco Mattei – Ambiente e Sviluppo Sostenibile
- Fabiana Santini – Arte, Sport e Cultura
- Stefano Zappalà – Turismo e Marketing del “Made in Lazio”
- Maria Zezza – Lavoro e Formazione

Accordo fatto tra Polverini ed Udc. La Giunta regionale si appresta a cambiare aspetto. Si avvicendano quattro assessori e ne entrano due nuovi. La provincia di Latina piazza un altro uomo in esecutivo. Rieti e Viterbo ritrovano le loro rappresentanze con le due new entry e la cenerentola Frosinone resta, ancora una volta, a guardare ma, soprattutto, resta… a bocca asciutta. Unica provincia senza assessore in esecutivo. «E’ stato raggiunto questa mattina – recitava ieri una nota stampa della regione – l’accordo tra il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e l’Udc. “Abbiamo lavorato insieme in queste settimane – ha dichiarato la Polverini – per arrivare ad una intesa. Con questo accordo, nel rispetto del patto con gli elettori firmato in campagna elettorale e degli obiettivi programmatici condivisi, completiamo la composizione della giunta regionale che vedrà l’ingresso di Luciano Ciocchetti e di Aldo Forte”. Agli esponenti dell’Udc sarà attribuita la Vicepresidenza e le deleghe Urbanistica e Politiche sociali». Bene, ma chi lascerà la Giunta per far spazio ai due? Non ci sono altre note ufficiali, almeno per il momento. Le indiscrezioni sono sempre le stesse: Francesco Battistoni (Viterbo) e Antonio Cicchetti (Rieti), entrambi Pdl, anche perché, in esecutivo, sono gli unici ad essere anche consiglieri e quindi a mantenere comunque una poltrona. «Su questo dobbiamo ancora discutere all’interno del
L’università è viva. Lo testimonia quanto è successo ieri in via Bellini, dove, alla convocazione di un Consiglio di facoltà straordinario hanno risposto in massa docenti e studenti. Il preside della Facoltà di Lettere, Sebastiano Gentile, ha esordito ricapitolando i precedenti della vicenda e testimoniando come vi sia una ferma volontà ad andare avanti nella protesta, prendendosi ulteriori dieci giorni per vedere come si muoveranno gli altri e, in linea di massima, continuando a garantire il servizio per i “casi speciali” dei laureandi, degli Erasmus e dei borsisti. Sostanzialmente si vuole porre l’accento sui nuovi tagli e catturare l’attenzione degli studenti che, secondo i professori, non si sarebbero interessati alla cosa se il Consiglio non avesse dato un segnale così forte come quello del blocco della didattica e, in particolare, degli appelli previsti nella sessione corrente. Si uniscono al coro del dissenso anche i ricercatori che, in posizione ancora più precaria, vedono nel blocco del “turn over”, o ricambio generazionale, e nell’abolizione degli scatti di anzianità un pericolo ancora più concreto. Molti i fischi che la platea studentesca ha rivolto all’elenco di una presunta serie di benefici e accortezze che la facoltà avrebbe concesso per fare più appelli del dovuto. Altrettanto forti gli applausi ad Elisa Ljiljanic, del Consiglio nazionale, che ha evidenziato come portare avanti la protesta sia nell’interesse di tutti e come vi sia una diffusa mancanza di qualità all’interno dell’ateneo. «Il rischio di un’università non più pubblica, ma per i soli che potranno pagarsela è imminente» dichiara. Il gruppo che ha animosamente seguito il dibattito, non si è però rivelato unitario, le molte divergenze hanno prodotto uno scontro tra il rappresentante degli studenti De Nisi e la Ljiljanic che ha portato il preside di facoltà al ripristino dei ruoli e all’interruzione della discussione. De Nisi, daltronde, si è fatto portatore del pensiero di molti studenti, che lo hanno applaudito, rifiutando il blocco degli appelli ed evidenziando come la preoccupazione del corpo docente sia divenuta tale solo quando sono state messe le mani nelle loro tasche. Gentile ha replicato che la questione economica, intesa come incremento di stipendio, sia del tutto secondaria e non sia nemmeno stata menzionata nel precedente consiglio del 10 Giugno. Dal Consiglio non è emerso alcun documento unitario e le decisioni finali sono state rimandate ad una riunione pomeridiana tra presidi di facoltà e rappresentanti degli studenti. Mentre Gentile ha provocatoriamente ribadito: «Se preferite una forma di protesta diversa, possiamo anche andare tutti nudi ad incatenarci a Montecitorio, ma facciamoci sentire!».

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