La copertura assicurativa della regione

Un paradosso: è immaginabile un ente che stipuli una assicurazione a favore di un suo amministratore per un eventuale danno prodotto dallo stesso amministratore nell’esercizio delle sue funzioni? Ebbene non è solo immaginabile, ma reale e realizzabile. La regione Lazio con legge More…n. 48 del 1988 ha adottato un sistema di copertura assicurativa a favore della regione stessa. Letteralmente si legge nel testo: “Per i rischi derivanti dall’espletamento di compiti istituzionali collegati con la carica ricoperta e riguardanti la responsabilità patrimoniale, amministrativa e giudiziaria, comprese la responsabilità per danni cagionati allo Stato, alla pubblica amministrazione e alla regione ed alla responsabilità contabile”. Ciò che lascia perplessi in questa vicenda non è il fatto che si possa stipulare una assicurazione contro eventuali danni, ma il concetto assurdo che a pagare siamo noi, i contribuenti. Ve lo diciamo semplicemente, senza tecnicismi: l’amministratore fa un danno e l’ente amministrato, attraverso una polizza, paga. Questo significa solo una cosa: che siamo noi concittadini contribuenti a pagare, visto che è la stessa amministrazione che stipula la polizza. Immaginate l’assurdo: essere investiti ed essere costretti a pagare, ovvero nel caso di una polizza rc auto se a pagare i danni venisse chiamato, lo ribadiamo, l’investito e non l’investitore. Paradossalmente attraverso questo meccanismo, nel pieno rispetto della legge, … appunto la legge …, chi amministra può rischiare di non rispondere più del proprio operato, tanto paga l’assicurazione.

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L’indennità regionale per i portaborse

Questo articolo trae spunto dall’inchiesta di un ottimo collega del Corriere della sera, Alessandro Capponi, il quale rovistando fra il bilancio della Regione Lazio ha scoperto la voce “Fondo per il mantenimento del rapporto eletto – elettore”. Ci proponiamo due cose nelle righe che seguono: la prima è di spiegare ai nostri lettori a cosa serve questo fondo, la seconda si concretizza in un invito ai nostri consiglieri regionali a documentare, se lo vorranno su questo giornale, le spese affrontate con tale fondo. Spieghiamo innanzitutto di cosa si trattaMore…: ad ogni consigliere della regione Lazio spettano ogni mese 4.190 euro. Con questi soldi, i consiglieri affrontano le spese le spese dei portaborse, le spese delle sedi elettorali, le spese per i manifesti elettorali, le spese per i consulenti. In pratica accade quello che è previsto per i parlamentari: deputati e senatori hanno diritto allo stesso emolumento mensile. Il dato complessivo annuo recita di una spesa complessiva per questa voce pari a 3 milioni e mezzo di euro, non certo una cifra irrisoria. La nostra regione ha un peso politico economico non indifferente: un suo bilancio annuale vale 12 miliardi di euro. Di certo con questa voce si finisce per appesantire tale bilancio, ma si sa la politica costa e fin qui tutto fila. Poi però, ci sembra che qualche passaggio stenti ad essere capito. Ci riferiamo al fatto che dei 4.190 euro i settanta consiglieri facciano una autocertificazione delle spese, sì avete capito bene un’autocertificazione. La legge prevede infatti che attraverso una semplice dichiarazione si possano ottenere i soldi ogni mese. Ossia loro dichiarano quello che spendono e i soldi arrivano, senza bisogno di alcuna fatturazione che attesti le spese. Ci dobbiamo, ma sarebbe meglio usare il condizionale, fidare di quello che i consiglieri decidono di autocertificare. Noi siamo pronti, ritornando al secondo auspicio prima mensionato, ad ospitare su queste colonne mensilmente una documentazione delle spese effettuate per l’indennità portaborse dai nostri 70 rappresentanti regionali. Siamo certi che i nostri consiglieri risponderanno positivamente a tale richiesta visto che si tratta “semplicemente” di documentare come vengono spesi i soldi di tutti i contribuenti del Lazio.

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La nuova provincia

mangioneSi discute ormai da qualche tempo della istituzione della nuova provincia del Lazio Meridionale. Qualche domanda sulla nascitura provincia parte dalla convinzione che il proliferare di nuovi enti ha ormai assunto caratteri di inarrestabilità. Precisiamo che non si può essere d’accordo o meno sulla nascita di nuove province aprioristicamente, bensì fondando le proprie convinzioni sugli effettivi benefici e gli eventuali costi che la creazione di un nuovo ente comporta nei confronti della comunità che ne farà parte.Innanzitutto va ricordato che per istituire una nuova provincia l’iter parlamentare è quello del disegno di legge: per istituire 25 nuove province sono stati presentati altrettanti ddl e questo solo negli ultimi tre anni . Ora ci domandiamo se gli abitanti di una comunità avvertano la presenza, a tutti i livelli dell’istituzione provincia: tale constatazione deriva dal fatto che ormai le Regioni hanno assunto una estesa potestà legislativa in varie materie e questo dopo la riforma del titolo V della Costituzione varata nel 1999, che attribuisce a queste ultime competenze che prima erano dello stato centrale. Già questo basterebbe a porsi qualche interrogativo in più, ma proseguiamo esaminando le spese per l’istituzione di una nuova provincia: 50 milioni di euro servono esclusivamente per le relazioni tecniche. A questi 50 milioni di euro vanno sommati gli emolumenti per i consiglieri provinciali, il presidente, gli assessori, nonché le spese per tutti gli uffici necessari. Ci siamo chiesti quanti abitanti servono per dare vita al progetto di una nuova provincia: ne bastano 200.000. In teoria quindi, seguendo questo presupposto, nella penisola sarebbero istituibili altre 170 province, per un totale di 280. Calcolando cinquanta milioni di euro per ogni possibile provincia si arriva a cifre esorbitanti che ricadono inevitabilmente su tutti i cittadini del belpaese. Far nascere una provincia, oltre al lodevole proposito di avvicinare fisicamente i propri abitanti agli uffici di cui hanno bisogno, significa anche la creazione di nuove società miste, nuovi consorzi, enti e comitati di ogni genere e di riflesso di consulenze e incarichi vari. L’analisi della realtà italiana porta a considerare il fatto che mentre i comuni hanno una identità ben definita e storicizzata, la provincia nell’immaginario collettivo tende ad occupare un posto non ancora ben definito: un ente in pratica di cui non si avverte fino in fondo la funzione precisa. La nostra regione ha cinque province e Roma è considerata città metropolitana: di per sé questo appena citato apparato burocratico sopporta dei costi che aumentano annualmente e la creazione di una ulteriore provincia finirebbe per appesantire maggiormente le finanze statali. Sarebbe quindi opportuno chiedere il parere sulla creazione di nuove province a coloro i quali ne faranno parte attraverso una proposta “rivoluzionaria”: sarebbero disposti i nuovi abitanti e solo loro, escludendo la collettività, ad accollarsi per intero le spese per dar vita alla loro nuova provincia? Noi abbiamo qualche dubbio.

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