18/01/10 La settimana di Carla Sofia… “Influenza A-H1N1″

vignetta satirica influenza a-h1n1

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No B Day, nulla sarà come prima

vignetta no b dayE’ stato l’evento dell’anno. Hai voglia a dire che non è così. A metterci su il cappello di qualche partito. A trarre analisi su cosa è stato e cosa non è stato il No B Day. Da quelle di Eugenio Scalfari su Repubblica a quelle di Massimo Franco su Il Corriere della Sera a quelle di Antonio Padellaro su Il Fatto Quotidiano e via così. No, non ne va bene praticamente nessuna. Il No B Day è stato l’anno zero di un nuovo modo di fare politica in Italia e nel mondo. Sui libri di storia tra venti anni se ne riparlerà. Si scriveranno tesi di laurea. E non mi stupirò se da qui a breve, qualcuno, di maggioranza con la complicità di un’opposizione che quasi sempre non è tale, cercherà di imbavagliare in modo stringente la rete in modo da toglierle il fiato, da non lasciarla respirare. Siamo il paese europeo dove internet è più lento eppure siamo l’unico dove una manifestazione del genere ha potuto essere organizzata. Probabilmente perché la rete è l’ultimo spazio dove poter dire la propria, organizzarsi e discutere in modo fresco e libero. Dove anche l’ultimo dei timidi, se ha un’idea interessante, può proporla e diffonderla trovando un seguito. Alla Questura che nel suo comunicato ufficiale ha affermato che in Piazza San Giovanni non ci fossero più di novantamila persone, non varrebbe la pena nemmeno rispondere se non fosse che il mio occhio, mentre ero lì, è stato colpito da una donna. E credo sia la migliore risposta su come questo in questo Paese l’informazione ufficiale sia ormai totalmente separata dalla vita reale. Mentre attendevamo che il grosso del corteo giungesse, ad anticiparlo sono arrivate le forze dell’ordine. Camionette e agenti di polizia e carabinieri scelti per il loro essere imponenti. Non c’è ne era uno di meno di un metro e novanta. Poi in un’auto della polizia. All’interno la donna cui accennavo prima, credo fosse un’ispettrice: indossava un maglione viola e sorrideva. Come le centinaia di migliaia di persone giunte in piazza. Si, il No B Day è stato anche questo. no b day fotoE’ stata anche la sensazione di un incontro tra cittadini e forze dell’ordine che finalmente si sono guardati senza sospetto. Sorridenti nella loro rabbia per un paese che si è spento. Che non ha rispetto e non garantisce chi lavora o lo cerca. Dagli studenti agli operai, agli impiegati, alle forse dell’ordine. Tutti, nessuno escluso. E’ vero, c’erano tante bandiere. Il bianco dell’Italia dei Valori se la giocava con il rosso dei partiti dell’estrema sinistra ma questo era un dettaglio di colore. Perché anche i due partiti, negli ultimi tempi più vicini alla piazza, erano solo un contorno. Le prove generali del 5 dicembre c’erano state a febbraio quando in poco più di tre giorni, alla manifestazione per la vita pro Eluana Englaro, la rete in cinque giorni, in un giorno feriale, aveva richiamato a Piazza Farnese oltre seimila persone. Con due mesi di preparazione si è giunti alle cifre che nessuno, politicamente schierato in Parlamento, vuole ammettere. Ma nemmeno può smentire. Si interrogano gli analisti su quale sarà il futuro del movimento viola. Non sanno dove andare a parare perché non conoscono i meccanismi della rete. Attribuiscono a questo o quel personaggio politico meriti e demeriti. Fanno rientrare tutto in logiche di partito che riconoscono. Ma non è sufficiente. L’onda viola è stato qualcosa di assolutamente nuovo. Autoconvocata e libera, ha detto bene Paolo Ferrero, segretario del Prc: “Noi non saremmo riusciti a organizzare una manifestazione del genere nemmeno in un anno”. Ecco, sta tutto qui il No B Day. Nessun partito può oggi organizzare una manifestazione del genere. I vertici dei tradizionali movimenti politici sono occupati da persone che hanno scarsa o poca dimestichezza con la rete: da Berlusconi, a Fini, a Casini, a Bossi, a Bersani ma anche Di Pietro che però ha colto la novità. Se non altro per gli spazi ridotti che gli vengono offerti dalle tv nazionali. E allora? La risposta è semplice. La rete appartiene ai giovani perché loro ne sono i principali fruitori. E’ una fruizione dinamica a cui loro credono e che sanno usare. Tanto che la stanno sostituendo alla televisione. foto no b dayParlano i dati di ascolto, in picchiata, di trasmissioni che a loro si rivolgono come il Grande Fratello o X-Factor. In piazza sabato 5 dicembre fondamentalmente c’erano due generazioni: tanti giovani fino a 35 anni e tanti anziani pensionati. Uniti nelle loro difficoltà. I primi senza contratti di lavoro che gli garantiscano un futuro accettabile, i secondi stretti dalla difficoltà di arrivare a fine mese con le pensioni minime che gli vengono attribuite. Si, il No B Day non è stato il giorno dei 45enni della penultima generazione garantita seppure per alcuni, messi in un angolo dalla crisi, licenziati quando mancava poco alla fine delle loro fatiche, lo diventerà. Comincia una nuova stagione. E non sarà breve quanto quella dei girotondi che, viceversa, ha rappresentato il saluto della vecchia. Il No B Day rappresenta l’inizio. Se sarà l’avvio di un cambiamento veloce, nessuno può dirlo. Il potere che ora c’è, farà di tutto per limitare l’onda viola, per negarla, per mantenere il controllo il più possibile a costo di mandare ancora più a gambe all’aria il Paese. E paradossalmente, così facendo, ingrosserà ancora di più l’onda che ha dimostrato di sapersi muovere autonomamente. no b dayUn anno fa nessuno poteva pensare che una manifestazione del genere potesse avere luogo. I partiti cercheranno di farla propria. Non è detto che ci riescano perché la rete non ha bisogno di loro. Internet non è luogo che si può incatenare. La sua risposta è semplice: se non mi piaci, non ti clicco. Forse la rete riuscirà con la sua velocità a smuovere questo vecchio paese dove i “cervelli” più promettenti fuggono all’estero perché i loro posti spettano per diritto famigliare ai più mediocri? Una cosa è certa: dopo sabato 5 dicembre nulla sarà più uguale a come è stato.

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Internet Manifesto

spot apple grande fratelloBuongiorno a tutti,
Spero che i miei cari amici Francesco e Oreste non me ne vogliano se in questo articolo “prendo il loro posto”. Navigando sul web ho trovo un articolo veramente interessante che desidero condividere con tutti:Il manifesto del giornalismo web (di seguito la versione tradotta). In poche parole, in Germania blogger e giornalisti in 15 punti scrivono quelle che dovrebbero essere le regole dell’informazione e del giornalismo nell’era di internet e che personalmente condivido in pieno. Vi prego di leggere attentamente e di commentare in virtù del fatto che sempre più spesso in Italia si sente parlare di informazione faziosa e controllata.
Grazie

TESTO TRADOTTO
fonte: www.byoblu.com

1. “Internet è diverso”
Il nuovo mezzo di comunicazione è molto differente rispetto agli altri media. Chi vuol lavorare nel campo dell’informazione deve adattare i propri metodi di lavoro alla realtà tecnologica di oggi invece di ignorare e contestare il mondo multimediale. Bisogna produrre prodotti giornalisti nuovi e migliori.

2. “Internet è un impero mediatico tascabile”
Grazie a internet è possibile fare dell’ottimo giornalismo anche senza immensi investimenti. Il web riorganizza le strutture esistenti dei media abbattendendo gli antichi confini che esistevano tra giornali, televisione, radio etc.

3.”Internet è la nostra società e la nostra società è internet”
Wikipedia, YouTube e i social network sono diventati una parte della vita quotidiana per la maggioranza delle persone nel mondo occidentale. I mezzi di comunicazione, se intendono sopravvivere alla rivoluzione tecnologica contemporanea, devono capire i legittimi interessi dei nuovi utenti e abbracciare le loro forme di comunicazione.

4. “La libertà di internet è inviolabile”
Il giornalismo del XXI secolo che comunica digitalmente deve adattarsi all’ architettura aperta di Internet. Non è ammissibile che si limiti questa libertà in nome di interessi particolari commerciali o politici, spesso presentati come interessi generali. Bloccare parzialmente l’accesso a internet mette a repentaglio il libero flusso delle informazioni e il diritto fondamentale di informarsi.

5. “Internet è la vittoria dell’informazione”
Per la prima volta grazie a Internet l’utente può scegliere realmente come informarsi e attraverso i motori di ricerca attingere a un patrimonio d’informazione immenso.

6. “I cambiamenti apportati da Internet migliorano il giornalismo”
Grazie a internet il giornalismo può svolgere un’azione socio-educativa completamente nuova. Ciò significa presentare notizie in continuo cambiamento attraverso un processo inarrestabile. Chi vuol praticare il giornalismo deve essere stimolato da un nuovo idealismo e capire che le risorse offerte da internet sono un incredibile stimolo a migliorare.

7. “La rete richiede collegamenti”
La rete è fatta di collegamenti. Chi non li usa si autoesclude dal dibattito sociale e ciò vale anche per i sitiweb dei tradizionali mezzi di comunicazione.

8. “Linkare premia, citare abbellisce”
Chi fa giornalismo online deve offrire all’utente un prodotto sempre più completo. Linkare le fonti e citarle permette di conoscere direttamente e più ampiamente i temi di cui si dibatte.

9. “Internet è la nuova sede per il discorso politico”
Il giornalismo del XXI secolo deve fare in modo che il dibattito politico si trasferisca sempre di più sulla rete così il pubblico potrà partecipare direttamente ai discorsi politici e dire la sua.

10. “Oggi libertà di stampa significa libertà d’opinione”
I giornalisti non devono temere che la rete possa sminuire il loro compito di selezionare le notizie e informare. La vera dicotomia che invece internet realizza è quella tra il buon e cattivo giornalismo.

11. “Sempre di più: le informazioni non sono mai troppe”
Sin dall’antichità l’umanità ha capito che più informazioni si hanno più è grande la libertà. Internet è il mezzo che può più di tutti può allargare la nostra libertà.

12. “La tradizione non è un modello di business”
Come dimostra già la realtà odierna è possibile fare buon giornalismo su internet e guadagnare denaro. Non bisogna ignorare lo sviluppo tecnologico solo perché secondo alcuni distruggerà le aziende giornalistiche, ma bisogna avere il coraggio di investire e ampliare la piattaforma multimediale.

13. “Il diritto d’autore diventa un dovere civico su Internet”
La rete deve rispettare il diritto d’autore, ma anche il sistema del copyright deve adattarsi ai nuovi modelli di distribuzione e non chiudersi nei meccanismi di approvvigionamento del passato.

14. “Internet ha molte valute”
Il modo più tradizionale di finanziare i giornali online è attraverso la pubblicità. Altri modi per finanziare i prodotti giornalistici devono esseri testati.

15. “Cio’ che rimane sulla rete resta sulla rete”
Il giornalismo del XXI secolo non è più qualcosa di transitorio. Grazie alla rete tutto rimane nella memoria degli archivi e dei motori di ricerca e ciò fa in modo che testi, suoni e immagini siano recuperabili e rappresentino fonti di storia contemporanea. Ciò stimola a sviluppare un livello qualitativo sempre migliore.


…è inutile sottolineare che in Italia il punto 15 è un problema.

Riporto vari link relativi al punto 15.
Wikipedia Diritto all’oblio
Diritto all’oblio
OpenParlamanto

16. “La qualità resta la più importante delle qualità”
Le richieste degli utenti sono sempre maggiori. Perché un utente resti fedele ad un particolare giornale online, quest’ultimo deve garantire qualità e soddisfare le richieste del lettore senza rinunciare ai propri principi.

17. “Tutto per tutti”
Internet ha dimostrato che l’utente giornalistico del XXI secolo è esigente e nel caso di un dubbio su un articolo è pronto a studiare la fonte per essere maggiormente informato. I giornalisti del XXI secolo che il lettore cerca non sono quelli che offrono solo risposte, ma quelli che sono disposti a comunicare e a indagare.

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Vincenzo Argese © 2009 www.elven.it WebTV del Basso Lazio – Nelle province di Frosinone (ciociaria) e Latina, nelle città di Ausonia, Coreno Ausonio e Cassino – Rubriche di musica e spettacolo, religione, politica, cultura e tecnologia