Pd…Partito alla Deriva

vignetta satira partito democraticoPovero popolo delle primarie. Non fai in tempo a dire che nel Partito Democratico l’aria è cambiata, che tutto torna a come era prima. A come da almeno quindici anni è sempre stato: a un partito che nei suoi vertici non conosce il ricambio. Un po’ come nel Pdl, ma se nel centro destra Silvio Berlusconi ha creato un partito a sua immagine e somiglianza scegliendo lui stesso di fondare all’epoca Forza Italia, con l’unica variante impazzita Gianfranco Fini, nel centro sinistra, nel Pd, già Pds, già Ds, il mancato ricambio costituisce fatto ben più grave e preoccupante. Pierluigi Bersani, eletto segretario davanti a Dario Franceschini e Ignazio Marino alle ultime primarie doveva rappresentare il ritorno a un partito organizzato sul territorio, capace di dialogare con tutte le forze di opposizione alla ricerca di un’unione di programma che radunasse uomini e storie in grado di sconfiggere il centro destra. Forse è troppo presto per esprimere un opinione, in fondo Bersani ricopre l’incarico da solo due mesi, ma se le premesse non sembrano le migliori. A lungo si è accusato l’attuale segretario Pd di essere un ‘cameriere’ (chiediamo scusa alla categoria), dell’esperto D’Alema così come Franceschini è stato accusato essere fac-totum di Veltroni. Due correnti interne che viaggiano parallele ma contrapposte. Fosse solo un problema di correnti, il problema stesso non esisterebbe ma non è solo questo. Essere un partito d’opposizione significa anche fissare un modo di comportarsi, darsi un’etica. Certo, dialogare va bene, scendere a compromessi, poi, significa fare politica, ma abbandonarsi alle richieste della maggioranza alla luce di aut aut imposti, no, questo è inaccettabile. Qual è l’aut aut? Il modo in cui il centro destra ha strumentalizzato l’aggressione contro Silvio Berlusconi avvenuta a Milano a Piazza Duomo. Clima d’odio si è detto. E cosa fa Massimo D’Alema, l’ex ministro degli esteri impredicato di succedere a Rutelli nella guida del Copasir ovvero dei servizi segreti dopo essere stato bocciato come ministro degli esteri dell’Unione Europea? “Dialogare con la maggioranza si può” è il suo messaggio ovvero cercare un punto di incontro per evitare al premier di farsi processare per i procedimenti in cui è chiamato in causa. Legittimo impedimento? Sarebbe un’idea per il pugliese dal baffo famoso. Un’idea che trova d’accordo Casini ma che gli scatena contro Di Pietro e che addirittura costringe Bersani a dire: “Siamo in un partito, non in una caserma” e “Secondo le sensibilità ci sono variazioni sul tema. Ma la linea è questa: niente leggi ad personam, confronto trasparente in Parlamento e nelle commissioni”. E poi nel Partito Democratico si chiedono come mai hanno perso tutte le elezioni dall’aprile del 2008 in poi, escluso quelle per la Provincia di Trento. Come mai l’Idv continui ad acquisire consensi ai loro danni. Dispiace. Un partito che si proponeva di essere la vera novità in questo paese, nei suoi vertici appare come la peggiore iattura ci si possa augurare per un Paese che vuole svoltare, migliorare e in cui la legge sia uguale per tutti. A Natale conviene proprio regalare una tessera del Pdl come suggerisce Berlusconi. La prima la mandi a Gallipoli… Mala tempora currunt

Milano Violenta

vignetta satira milano berlusconi
(“Milano violenta”: vignetta di Carla Sofia)
C’è una brutta aria in giro. Lo pensavo da giorni, settimane, mesi. Lo confermavano un po’ tutti. In special modo le forze dell’ordine. Domenica sera alle 18.37 ecco il fattaccio. Lo vivo quasi in diretta. Sulle agenzie di stampa la notizia è immediata: il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, al termine di un incontro con gli elettori a Milano per l’apertura della campagna tesseramenti del Pdl, è stato aggredito. Rabbrividisco. Passano pochi minuti e arrivano le foto. Pur nell’oggettività che un addetto ai lavori deve mantenere, impressiona vedere il sangue colare da quel viso curato come sempre siamo abituati a vederlo e da cui solitamente non traspare alcun segno degli anni che passano. Quello che mi colpisce immediatamente sono gli occhi del premier ferito. Si avverte la paura. Mi riprendo ma lo stato d’ansia non muta. Continuo a leggere le agenzie. Pare che a colpirlo sia stato un oggetto di metallo, una statuetta souvenir del Duomo. L’aggressore viene preso immediatamente dopo aver rischiato il linciaggio. Piovono gli attestati di solidarietà. In rete nascono i primi gruppi pro aggressione a Berlusconi che, a nome di Elven.it, condanno fermamente. Ritengo infatti che al di là di come la si pensi, è da sadici gioire per il dolore fisico altrui. Di bambini e anziani soprattutto. Ce lo dimentichiamo ma il presidente del consiglio, dal suo sguardo al momento del ferimento emerge chiaramente, oltre la paura, ha un’età, 74 anni, che fa di lui una persona debole come lo è un anziano. E, senza timore di essere smentito, se si gioisce del dolore procurato a una persona debole, inevitabilmente, si è due volte più sadici a gioire di quel dolore. Lucidamente, ciò che in questa vicenda ancora maggiormente mi colpisce è la lentezza con cui la notizia più importante su quanto accaduti viene data. E su come viene tenuta in secondo piano. E’ una notizia fondamentalmente che i Tg della sera quasi trascurano. L’aggressore Massimo Tartaglia, la notizia viene diffusa alle 20.07 confermata dalla Digos, “E’ in cura da 10 anni per problemi mentali al Policlinico di Milano”. Mi rassereno e da questo momento in poi mi rendo conto che nulla ha più un senso. Ha avuto inizio il teatro dell’assurdo o della politica. Pirandello, penso, avrebbe sguazzato nel corto circuito mediatico che si crea e ne avrebbe tratto di certo un racconto. Se infatti a colpire il premier è stato un malato mentale, che forza mediatica ha, allora, l’aggressione? E’ colpevole un malato di mente che già il giorno dopo l’aggressione, è ricoverato, dopo un breve passaggio in carcere, in una clinica psichiatrica? Eppure nessuno sembra raccogliere questa notizia che però viene ripresa da tutti i giornali on line. Diventa allora davvero interessante leggere come le dichiarazioni dei politici, pur di fronte a una notizia che di fatto si ‘ricompone’, diventano sempre più dure e indirizzate verso un obiettivo. Malafede dei giornalisti nell’informarli direttamente o poca informazione da parte di politici poco abituati ad analizzare i fatti e ad apprendere ogni dettaglio prima di rilasciare dichiarazioni? O forse, peggio, i politici l’hanno volutamente posta in secondo piano, spalleggiati da alcuni mezzi di informazione. Leggere per credere a chi ne ha tempo e voglia e confrontate i giornali. Ma prima, per chi proprio non riuscirà ad arrivare alla fine, due riflessioni. Personalmente condivido integralmente quanto scritto dal direttore Antonio Padellaro su Il Fatto Quotidiano: “La domanda sul clima infame che ha provocato l’aggressione è fuori luogo vista la personalità dell’aggressore. Ma se si vuole porre il problema di chi questo clima ha creato sottoscriviamo il giudizio di Rosy Bindi: il responsabile di questo clima è chi da mesi attacca tutte le istituzioni di questo paese, dal Quirinale, alla Corte costituzionale, alla magistratura”. A bocce ferme ritengo che ora più che mai, l’obiettivo del Governo è mettere sotto controllo la rete internet come da almeno un anno prova a fare senza riuscire. Inneggiare alla violenza è stato però un imperdonabile errore da parte dei cittadini italiani. E ora pagheranno salato. C’è l’emergenza. “Si può fare”, avrebbe detto qualcuno … Per ora, ci guadagnano solo i venditori ambulanti di Milano. Il modellino del Duomo, lo leggerere se proseguirete, va a ruba tra le bancarelle milanesi.
Per chi decide di proseguire nella lettura, dunque, torniamo alle 20.07 quando la notizia della malattia mentale dell’aggressore viene diffusa. Noterete immediatamente come non gliene importi niente a nessuno.
20.15 Carfagna: “Sinistra culla aspirazioni terroristiche”
“L’impressione è che l’opposizione stia facendo come negli anni settanta, quando il Pci, per non dovere affrontare la propria base, chiuse un occhio e cullò al suo interno quelli che sarebbero diventati terroristi assassini” dice il ministro Mara Carfagna
20:17 Fare Futuro: “Non è tempo per i Falchi”
“Il clima d’odio, rancore, delegittimazione dell’avversario e del nemico non può che creare mostri e riportare l’Italia a un tempo che nessuno vorrebbe più vivere”. Lo sottolinea una nota della Fondazione “FareFuturo”, vicina a Gianfranco Fini. “Oggi è stato un gesto di un singolo. Gravissimo. Ma domani potrebbe essere di più. E per questo che non è più tempo dei falchi. E’ tempo, deve essere il tempo, delle colombe”.
20:20 Mercegaglia: “Solidarietà a Berlusconi”
“Esprimo solidarietà e vicinanza al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, vittima di un’indegna e vile aggressione subito dopo una pacifica manifestazione politica” lo ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia,
20:22 Prodi: “Ferma condanna”
Romano Prodi in merito all’aggressione subita oggi da Silvio Berlusconi ha detto: “Esprimo profondo sdegno e una ferma condanna per il gesto violento che ha colpito oggi a Milano Silvio Berlusconi, al quale va la mia più sincera solidarietà e l’augurio di una rapida guarigione”.
20:41 Letizia Moratti: “Frutto della demonizzazione”
“L’atto di stasera è la conferma del male che nasce da un uso distorto della critica politica e dell’assurda demonizzazione di uno dei politici più importanti della storia della nostra democrazia”. Lo ha affermato il sindaco di Milano, Letizia Moratti, commentando l’aggressione a Berlusconi.
20:42 Schifani: “A rischio la democrazia”
“La pacifica convivenza democratica del Paese è a rischio”: lo dice il presidente del Senato Renato Schifani in collegamento telefonico con il Tg1 commentando l’aggressione subita dal premier. “Ritengo che sia giunto il momento che la politica si interroghi e occorre fare il punto sul linguaggio e sul clima di tensione”.
Alle 20.47 viene diffusa una nuova notizia sull’aggressore: “Massimo Tartaglia, 42 anni, l’uomo fermato a Milano per l’aggressione a Silvio Berlusconi, non ha precedenti penali. Risiede a Cesano Boscone, provincia di Milano. L’uomo avrebbe disturbi psichici, non risulta iscritto a nessuna associazione o partito politico. Lavora nell’azienda di famiglia. Come precedenti ha solo il ritiro della patente per motivi di viabilità. Si trova in questura e dovrà essere interrogato”.
21:03 Crosetto: “Domani denuncio Di Pietro”
“Oltre ad esprimere piena solidarietà al presidente del Consiglio, domani con alcuni colleghi parlamentari presenterò un esposto-denuncia contro l’on. Di Pietro per istigazione a delinquere”. Lo annuncia Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa e deputato del Pdl. “Le sue parole e i suoi atteggiamenti dell’altro giorno hanno dato legittimazione a tutti coloro che vedono nella violenza il modo migliore per esprimere le proprie opinioni”.
Alle 21.06 esce una nuova notizia sull’aggressore: “Non sarebbe iscritto ad alcun partito Massimo Tartaglia, l’aggressore di Silvio Berlusconi. Il particolare sarebbe emerso dall’interrogatorio in corso negli uffici della Digos della Questura di Milano”.
Pensate che qualcuno riduca il tono dei commenti?
21:12 Castelli: “Sono noti i mandanti morali dell’aggressione”
“Al di là della doverosa e sincera solidarietà al presidente Berlusconi, non si può non rimarcare che i mandanti morali di questa aggressione sono ben noti, perché responsabili del clima di odio nei confronti del governo alimentato nel Paese”. Lo afferma il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Roberto Castelli.
21:25 Carfagna: “La sinistra sta cullando aspirazioni terroristiche”
Per il ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, l’aggressione a Berlusconi “è frutto di un clima torbido e delle parole avvelenate sentite nelle scorse settimane, sfociate in una manifestazione ‘contra personam’, frequentata da poca gente ma osannata da commentatori e presunti intellettuali”. “L’impressione è che l’opposizione, debolissima ed egemonizzata da quell’Antonio Di Pietro che ancora oggi non si vergogna di scherzare col fuoco e, di fatto, porta fuori il suo partito da quell’insieme di regole democratiche condivise fatte di confronto duro ma corretto – aggiunge -, stia facendo come negli anni Settanta, quando il Pci, per non dovere affrontare la propria base, chiuse un occhio e cullò al suo interno quelli che sarebbero diventati terroristi assassini. Auspico che gli esponenti del Pd, specie quelli scesi in piazza al cosiddetto No Cav Day, chiedano scusa al presidente Berlusconi e ritornino sulla strada delle regole democratiche”
E finalmente tutto tace dopo che arrivano queste agenzie
21:51 Tartaglia: “Non sono io. Io non sono nessuno: “Non sono io. Io non sono nessuno”: sarebbero queste le prime parole pronunciate da Massimo Tartaglia mentre le guardie di sicurezza lo portavano via dalla piazza
21:57 Vicina di casa di Tartaglia: “Lo sentivo urlare: Una vicina di casa di Massimo Tartaglia, in via Giusti nella zona residenziale di Cesano Boscone, ricorda che qualche volta sentiva l’uomo “urlare nel suo appartamento”. Un altro vicino ha aggiunto che il padre di Massimo, titolare dell’azienda dove lavora il figlio, “è una persona tranquilla”.
Vale la pena sottolineare che alle 19:04 Bossi aveva detto: “Quello che hanno fatto a Berlusconi è un atto di terrorismo”. Spalleggiato dal ministro Calderoli alle 19:23: “Quando parlavo di complotto venivo preso per matto, adesso dai complotti contro Berlusconi si passa ai fatti e si vede dove sono i veri fascisti”. E Di Pietro? Era stato il primo a parlare. Alle 19: “Sono contro la violenza, ma Berlusconi istiga”. Perché dice così? Cosa aveva detto Berlusconi durante il convegno?
17:45 Iniziato il comizio di Berlusconi
“Non credete alla fabbriche dell’odio a chi fa il tifo per la crisi – dice il premier – il governo funziona benissimo e stiamo uscendo dalla crisi”
17:49 Berlusconi: “Noi siamo democratici”
“Non sono un mostro come dice l’opposizione” continua il premier. Che ironizza: “Anche perchè sono bello”. Ed ancora: “Il Pdl deve essere una forza democratica e non un partito dove decide uno solo. Tutte le decisioni saranno prese da molte persone”
17:53 Berlusconi: “Un milione di iscritti”
“C’è troppa disinformazione, la tv di Stato attacca il governo ed è pagata con i soldi degli italiani – dice il premier – Per questo apriamo il tesseramento e chiamiamo almeno un milione dei nostri elettori a lavorare con noi”.
17:54 Berlusconi ai contestatori: “Vergogna”
Berlusconi si rivolge ad un gruppo di contestatori. “Noi non faremmo mai una cosa del genere, voi volete trasformare l’Italia in una piazza urlante che insulta e condanna. Vergogna, vergogna, vergogna”.
17:56 Berlusconi: “La sinistra pensa solo al potere”
Questa è una sinistra che non vuole il bene del popolo, ma solo al potere – dice Berlusconi – e vuole uno stato di polizia tributaria”
18:00 Berlusconi torna ad attaccare i giudici: “Reagiremo”
“Chi ha il diritto di governare? Chi ha un mandato popolare o chi non lo ha? Noi siamo convinto che non si possa accettare che dei giudici politicizzati possano intervenire sul Parlamento facendo
ricorso alla Corte Costituzionale che è composta da uomini che appartengono alla sinistra italiana. Questa è una situazione preoccupante a cui reagiremo”
18:04 Berlusconi: “Facciamo l’antimafia dei fatti”
“Contro la mafia abbiamo fatto più di qualsiasi governo – dice Berlusconi che elenca le cifre degli arrestati e dei sequestri – questa è l’antimafia dei fatti contro la loro antimafia delle parole”
18:06 La polizia seda le contestazioni
In seguito alle contestazioni al premier alcuni militanti della Giovane Italia, impegnati nel servizio d’ordine, sono venuti alle mani con i contestatori: per sedare gli animi è intervenuta la polizia e la calma è tornata poco dopo.
18:09 Berlusconi: “Siamo forti e compatti”
“E’ troppo grande la distanza tra ciò che c’è tra quello che fa il governo e quello che gli italiani recepiscono per colpa della disinformazione della stampa. Siamo forti e compatti. la verità e il bene vincono sempre” continua Berlusconi.
Poi l’aggressione. La polemica il giorno dopo, cioè oggi, si è spostata sul web contro i gruppi inneggianti a Tartaglia e alla violenza contro il presidente.
14:41 Giovedì al Cdm misure contro il web violento
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato che già nel consiglio dei ministri di giovedì potrebbe illustrare alcune misure che consentano di intervenire contro i siti che inneggiano alla violenza
E, incredibile alle 14:55 esce: “A ruba il souvenir usato dall’aggressore” Sono molti i curiosi che prendono d’assalto bancarelle ed edicole in Piazza del Duomo a Milano per vedere, fotografare e comprare la statuetta che ieri sera ha colpito in faccia il presidente del Consiglio. I venditori ambulanti ringraziano a ragion veduta.
Infine tra chi chiede di oscurare il sito di Di Pietro, Mancino che difende i giudici, la D’Addario che rinvia la presentazione del suo libro, il ministro Rotondi che si smarca: “per la sicurezza del premier si poteva fare qualcosa di più” e Tartaglia che in mezza giornata passa dal carcere di San Vittore a una clinica psichiatrica, come ovvio che sia, ecco arrivare Alfano che ribadisce alle 17:25 “Studio sanzioni per chi inneggia alla violenza online”, e subito arriva 17.35 la notizia che è nato un nuovo gruppo che inneggia alla morte di Di Pietro: 90 iscritti. Casini invece denuncia il vice direttore de Il Giornale che ha messo il sospetto che i mandanti dell’aggressione siano Travaglio e Santoro. E poi ancora, c’è anche un ministro iraqueno, e a ragione, che ci prende in giro: “Nemmeno Milano è così sicura”. Parla anche il presidente Napolitano. E poi, ancora, Alfano alle 19.22 “Con il ministro Maroni abbiamo convenuto sull’idea di studiare insieme una norma che ponga un’argine all’istigazione a delinquere e all’apologia di reato attraverso internet”. A dirlo è il ministro della Giustizia Angelino Alfano, a Salerno, nel corso di “Governo Incontra” dove i ministri vengono chiamati dalla folla: “Buffoni”. “Una norma – spiega – che ci metta nelle condizioni di poter affermare che il nostro codice prevede questi reati e che questi non smettono di essere tali quando si sviluppano attraverso internet”. Di Pietro precisa alle 19.24 “C’è un clima di allarme sociale. Di gente che sta sui campanili, sui tetti, dentro le fabbriche e nelle piazze. E io ho sempre detto che le colpe di questa disperazione sociale sono di questo governo e di questa maggioranza parlamentare che impegna il Parlamento a fare leggi a uso e consumo proprio e non per i cittadini”. Lo ha detto il leader Idv, Antonio Di Pietro, parlando al Tg3. “Condanno senza se e senza ma il gesto inconsulto e sconsiderato di un povero pazzo che va assicurato alla giustizia”, ha poi aggiunto augurando “pronta guarigione al premier. E che possa riprendere il suo lavoro attento agli interessi della collettività”. La Carfagna, sempre lei, torna all’attacco: “Di Pietro rispetta le istituzioni solo quando ha un caldo posto da ministro – ha detto la Carfagna – esigiamo che venga isolato. Il Pd annunci oggi, non domani, che con l’Idv non farà mai alleanze politiche”. Stesso invito anche a Casini. E alle 20.35 arriva la Gelmini: “Non c’è volontà repressiva da parte del governo. Rispettiamo qualsiasi opinione purchè non sia violenta. Credo che non si possa chiudere gli occhi di fronte a chi inneggia alla violenza. Ci sono stati degli interventi dei ministri e ci stiamo interrogando su come intervenire”. Lo afferma il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, nel corso della registrazione di ‘Otto e mezzo’ su La7, a proposito delle ipotesi di censura di alcuni gruppi sui social network che celebrano Massimo Tartaglia, autore dell’aggressione nei confronto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. E alle 20.49 “è frutto di una persona che ha problemi psichici, ma è chiaro che un clima di odio alimentato da certa sinistra e da certa stampa determina certi comportamenti”.

No B Day, nulla sarà come prima

vignetta no b dayE’ stato l’evento dell’anno. Hai voglia a dire che non è così. A metterci su il cappello di qualche partito. A trarre analisi su cosa è stato e cosa non è stato il No B Day. Da quelle di Eugenio Scalfari su Repubblica a quelle di Massimo Franco su Il Corriere della Sera a quelle di Antonio Padellaro su Il Fatto Quotidiano e via così. No, non ne va bene praticamente nessuna. Il No B Day è stato l’anno zero di un nuovo modo di fare politica in Italia e nel mondo. Sui libri di storia tra venti anni se ne riparlerà. Si scriveranno tesi di laurea. E non mi stupirò se da qui a breve, qualcuno, di maggioranza con la complicità di un’opposizione che quasi sempre non è tale, cercherà di imbavagliare in modo stringente la rete in modo da toglierle il fiato, da non lasciarla respirare. Siamo il paese europeo dove internet è più lento eppure siamo l’unico dove una manifestazione del genere ha potuto essere organizzata. Probabilmente perché la rete è l’ultimo spazio dove poter dire la propria, organizzarsi e discutere in modo fresco e libero. Dove anche l’ultimo dei timidi, se ha un’idea interessante, può proporla e diffonderla trovando un seguito. Alla Questura che nel suo comunicato ufficiale ha affermato che in Piazza San Giovanni non ci fossero più di novantamila persone, non varrebbe la pena nemmeno rispondere se non fosse che il mio occhio, mentre ero lì, è stato colpito da una donna. E credo sia la migliore risposta su come questo in questo Paese l’informazione ufficiale sia ormai totalmente separata dalla vita reale. Mentre attendevamo che il grosso del corteo giungesse, ad anticiparlo sono arrivate le forze dell’ordine. Camionette e agenti di polizia e carabinieri scelti per il loro essere imponenti. Non c’è ne era uno di meno di un metro e novanta. Poi in un’auto della polizia. All’interno la donna cui accennavo prima, credo fosse un’ispettrice: indossava un maglione viola e sorrideva. Come le centinaia di migliaia di persone giunte in piazza. Si, il No B Day è stato anche questo. no b day fotoE’ stata anche la sensazione di un incontro tra cittadini e forze dell’ordine che finalmente si sono guardati senza sospetto. Sorridenti nella loro rabbia per un paese che si è spento. Che non ha rispetto e non garantisce chi lavora o lo cerca. Dagli studenti agli operai, agli impiegati, alle forse dell’ordine. Tutti, nessuno escluso. E’ vero, c’erano tante bandiere. Il bianco dell’Italia dei Valori se la giocava con il rosso dei partiti dell’estrema sinistra ma questo era un dettaglio di colore. Perché anche i due partiti, negli ultimi tempi più vicini alla piazza, erano solo un contorno. Le prove generali del 5 dicembre c’erano state a febbraio quando in poco più di tre giorni, alla manifestazione per la vita pro Eluana Englaro, la rete in cinque giorni, in un giorno feriale, aveva richiamato a Piazza Farnese oltre seimila persone. Con due mesi di preparazione si è giunti alle cifre che nessuno, politicamente schierato in Parlamento, vuole ammettere. Ma nemmeno può smentire. Si interrogano gli analisti su quale sarà il futuro del movimento viola. Non sanno dove andare a parare perché non conoscono i meccanismi della rete. Attribuiscono a questo o quel personaggio politico meriti e demeriti. Fanno rientrare tutto in logiche di partito che riconoscono. Ma non è sufficiente. L’onda viola è stato qualcosa di assolutamente nuovo. Autoconvocata e libera, ha detto bene Paolo Ferrero, segretario del Prc: “Noi non saremmo riusciti a organizzare una manifestazione del genere nemmeno in un anno”. Ecco, sta tutto qui il No B Day. Nessun partito può oggi organizzare una manifestazione del genere. I vertici dei tradizionali movimenti politici sono occupati da persone che hanno scarsa o poca dimestichezza con la rete: da Berlusconi, a Fini, a Casini, a Bossi, a Bersani ma anche Di Pietro che però ha colto la novità. Se non altro per gli spazi ridotti che gli vengono offerti dalle tv nazionali. E allora? La risposta è semplice. La rete appartiene ai giovani perché loro ne sono i principali fruitori. E’ una fruizione dinamica a cui loro credono e che sanno usare. Tanto che la stanno sostituendo alla televisione. foto no b dayParlano i dati di ascolto, in picchiata, di trasmissioni che a loro si rivolgono come il Grande Fratello o X-Factor. In piazza sabato 5 dicembre fondamentalmente c’erano due generazioni: tanti giovani fino a 35 anni e tanti anziani pensionati. Uniti nelle loro difficoltà. I primi senza contratti di lavoro che gli garantiscano un futuro accettabile, i secondi stretti dalla difficoltà di arrivare a fine mese con le pensioni minime che gli vengono attribuite. Si, il No B Day non è stato il giorno dei 45enni della penultima generazione garantita seppure per alcuni, messi in un angolo dalla crisi, licenziati quando mancava poco alla fine delle loro fatiche, lo diventerà. Comincia una nuova stagione. E non sarà breve quanto quella dei girotondi che, viceversa, ha rappresentato il saluto della vecchia. Il No B Day rappresenta l’inizio. Se sarà l’avvio di un cambiamento veloce, nessuno può dirlo. Il potere che ora c’è, farà di tutto per limitare l’onda viola, per negarla, per mantenere il controllo il più possibile a costo di mandare ancora più a gambe all’aria il Paese. E paradossalmente, così facendo, ingrosserà ancora di più l’onda che ha dimostrato di sapersi muovere autonomamente. no b dayUn anno fa nessuno poteva pensare che una manifestazione del genere potesse avere luogo. I partiti cercheranno di farla propria. Non è detto che ci riescano perché la rete non ha bisogno di loro. Internet non è luogo che si può incatenare. La sua risposta è semplice: se non mi piaci, non ti clicco. Forse la rete riuscirà con la sua velocità a smuovere questo vecchio paese dove i “cervelli” più promettenti fuggono all’estero perché i loro posti spettano per diritto famigliare ai più mediocri? Una cosa è certa: dopo sabato 5 dicembre nulla sarà più uguale a come è stato.