Berlusconi e tutti gli altri, il leaderismo verso il tramonto

finiSi è litigato questa settimana nel Popolo della Libertà. Fini contro Bossi, e viceversa, sugli immigrati, e prima Berlusconi contro Fini sul processo breve, e anche (è stato necessario un comunicato ufficiale di smentita del Governo, quindi qualche verità ci sarà), Berlusconi contro Alfano … “Se non mi fai la legge sul processo breve, vai a casa”… (si dice abbia detto il premier al ministro). E poi, ancora, il presidente del Senato Schifani (interessante l’articolo inchiesta di Marco Lillo pubblicato su Il Fatto Quotidiano, Antefatto.it, su quindici anni da avvocato della mafia),che annuncia probabili elezioni … manco fosse il premier. Fino a domenica quando il procuratore aggiunto al Tribunale di Milano Armando Spataro con la sua condanna verbale al processo breve, “sembra ispirato da «logica aziendale» in alcuni suoi punti”, ricompone un po’ il centro destra che urla all’eversione della magistratura. Neanche, pure lui, avesse detto: “con il tricolore mi ci pulisco il culo” (citazione dal Bossi pensiero). E la sinistra che risponde nel gioco delle parti. Ma non passa un attimo che si ricomincia con Brunetta, ma anche la Gelmini, La Russa, Scaiola, Alfano, contro Tremonti accusato di essere “un signor no” che i ministri vanno a trovare “con il cappello in mano” vista la sua oculatezza nell’aprire i cordoni del Ministero del Tesoro. E ancora Rotondi che, invece, distogliendo l’attenzione dei media dal processo breve assicura, ma forse è meglio dire si inventa, chiamandosi addosso le “critiche” dei sindacati amici Cisl e Uil (la Cgil saggiamente tace alla provocazione): “La pausa pranzo danneggia il lavoro”. Berlusconi è in tour all’estero in medio oriente. Il premier non c’è e, con rispetto parlando, gli altri si scannano. O fanno finta di farlo. “Per fortuna che Silvio c’è”, verrebbe da dire citando quella canzone che accompagnò Berlusconi alle ultime elezioni. Da buon padre di famiglia dichiara: “E’ solo dialettica. Ma che resti interna”. Ecco allora una riflessione. Durante il Governo Prodi non era molto diverso. Nel Governo Prodi urlavano tutti. E Prodi, con i pochi numeri di maggioranza che aveva, lì a fare il pompiere e a predicare la calma fino a quando il Governo, nel gennaio 2008, saltò. Grazie anche a Veltroni che a dicembre 2007, e poi perse le elezioni, resuscitò Berlusconi, quando Bossi e Fini lo stavano mollando, indicandolo come il leader con cui si confrontava. E’ l’italia dei leader. Compiuti o mancati ma che si caratterizzano con un atteggiamento di supremazia proprio dei capi di un partito, di un’industria ecc. Questo è il leaderismo che negli ultimi anni ha annichilito il dibattito parlamentare che va morendo in favore di un maggiore utilizzo del decreto legge (se ne è parlato domenica a Report su Rai 3). A contribuire allo stato comatoso del Parlamento, c’è un sistema politico assolutamente schiacciato sulle figura dei leader. Dal 1994 in poi, anno della “discesa in campo” di Silvio Berlusconi, e in cui si inaugura anche il sistema elettorale maggioritario-proporzionale misto, prendono il via in Italia i “duelli” televisivi tra i leader degli schieramenti avversari. Nel 1994 i primi a sfidarsi sono Silvio Berlusconi (58 anni) e Achille Occhetto (58 anni). Nel 1996 è la volta di Silvio Berlusconi (60 anni) contro Romano Prodi (57 anni). Nel 2001 Silvio Berlusconi (65 anni) contro Francesco Rutelli (47 anni). Nel 2006 Silvio Berlusconi (70 anni) contro Romano Prodi (67 anni). Nel 2008 Silvio Berlusconi (72 anni) contro Walter Veltroni (53 anni). E così come lo scontro elettorale si è ridotto a sfida di appeal tra i leader, anche i partiti sono andando appiattendosi sulle posizioni dei loro esponenti diventati veri e propri deus ex machina della politica italiana. Fini in An, Casini nell’Udc, Di Pietro nell’Idv, Mastella nell’Udeur ma anche, nel suo piccolo ha contribuito in modo decisivo a far cadere il Governo Prodi, Dini con i Liberal Democratici. Un modo di fare che è stato esportato anche a livello locale. Ne è un esempio l’elezione di Antonio Raimondi a Gaeta vincitore nella corsa a sindaco nel 2007 circondato però da candidati consiglieri incapaci di pareggiare, e nemmeno avvicinare, per numero di consensi i voti del più votato del Pdl. E ugualmente è andata a livello regionale e provinciale dove il sistema elettorale ha favorito l’emergere di governatori e presidenti votati solo, spesso, per la loro capacità di incantare l’elettorato con un sorriso ammiccante. E’ la democrazia della tv dove tutto è immagine, sorrisi, battute, slogan. Ne ha parlato un documentario svedese presentato quest’anno alla sessantaseiesima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nella sezione delle Giornate degli Autori in collaborazione con la Settimana Internazionale della Critica: “Videocracy – L’importante è apparire” di Erik Gandinivideocracy-erick-gandini-festival-toronto. Quanto durerà ancora questo modo di fare politica? Facciamo un ipotesi. E la si prenda come tale. Probabilmente ha i giorni contati e, stranamente per molti, non dipende da Berlusconi. Anzi. Il presidente del consiglio, volente o nolente, finirà per subire quanto sta accadendo. Al massimo potrà allungare i tempi della caduta del leaderismo politico. Ma nemmeno di molto. Il cambio nella politica italiana sarà favorito, come già lo è ora, dalla diffusione della rete internet. Fateci caso. Già voi che siete davanti al pc a leggere questo articolo, state facendo qualcosa che cinque anni fa, probabilmente, difficilmente, forse a causa della scarsa diffusione della rete, avreste fatto. Potevate immaginare esistesse Facebook cinque anni fa? Non credo. E se avete avuto quella idea, cavoli, ve la siete fatta soffiare dagli americani. Ma la rete non è solo questo. Io, ad esempio, è un anno e qualche mese che non accendo più la tv. Ma non è snobismo. Semplicemente non ne ho più bisogno. Voglio leggere un giornale? Tutti i maggiori quotidiani sono in rete. Voglio vedere un film? Ancora più semplice. O lo scarico, ma ormai non faccio più nemmeno questo, o lo guardo in streaming (vi consiglio www.linkstreaming.com è aggiornatissimo anche sui film appena usciti al cinema e se avete bisogno vi do qualche dritta). E se proprio non riesco a rinunciare alla tv, la Rai, ad esempio è on line su www.rai.tv. Ma anche tutti gli altri canali. E al diavolo il decoder e il digitale. Molti di voi queste cose già le sanno. Ecco. L’offerta che internet dà oggi è impareggiabile dalla televisione. E presto lo sarà ancora maggiormente. Ed internet è, soprattutto, dinamica. Ci sono gruppi musicali, ad esempio, che per proporsi pubblicano i loro lavori direttamente su you tube. L’anno scorso ricordo una cantante francese che, senza alcun produttore, pubblicò alcune sue canzoni sul popolare portale richiamando oltre due milioni di ascoltatori. Sfruttando questo appeal, diede il via a un tour musicale. E la politica? E’ verosimile che accada in questo settore un cambio decisivo. Non è necessario Beppe Grillo a dirlo. E’ già un dato di fatto. Carta stampata e televisioni perdono quotidianamente pubblicità che parallelamente si sposta su internet. E se i nuovi politici a breve nascessero su internet? Debora Serracchiani,recentemente divenuta segretaria regionale del Partito Democratico in Friuli Venezia Giulia, ma proveniente dalla rete, è un esempio. E quindi cosa potrà accadere? Se internet si riempie di persone che hanno contenuti da esprimere e la televisione, invece, si svuota, come sta accadendo, forse una nuova classe politica arriverà alla ribalta nazionale prima di quanto chiunque possa credere. no-b-dayD’altronde la prossima manifestazione di piazza, il 5 dicembre a Roma il No-B Day, è stata organizzata interamente in rete da assoluti sconosciuti e già ha raccolto 315mila adesioni. Ce ne fossero anche la metà scommettiamo che “In 1.000 piazze per l’alternativa” del Partito Democratico, prevista per l’11 e 12 dicembre, non riuscirà a fare altrettanto?

P.s. Necessario dopo la morte del trans Brenda coinvolto nell’affare Marrazzo. Ricorderete che a settembre era morto anche Gianguarrino Cafasso, considerato il pusher del bel, si fa per dire, mondo romano e amico dei trans che frequentavano via Gradoli. Una domanda a tutti i lettori. Secondo voi Marrazzo in questo ultimo mese era in ritiro spirituale, come ha ufficialmente dichiarato, o nascosto perchè in molti temavano per la sua vita?

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Centro in movimento… Pdl+Udc o Pd(al quadrato)+c, ovvero Pd+Udc?

udcIl centro si muove. O almeno ci riprova. E’ almeno dal 1992, subito dopo “Tangentopoli”, che le forze politiche che si rifanno, o vorrebbero rifarsi, ai valori propri del centro, l’area che si colloca a metà tra i progressisti e i conservatori nello spettro politico, provano a ricreare un partito che accolga tutti i moderati. I tentativi dal 1992, quando la Democrazia Cristiana fu spazzata via dai suoi errori e dalle conseguenti inchieste giudiziarie sui suoi innumerevoli casi di corruzione interni, sono stati innumerevoli: Centro Cristiano Democratico (Ccd), Cristiani Democratici Uniti (Cdu), Democrazia Europea (De), poi confluiti nell’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (Udc). E ancora Partito Popolare Italiano (Ppi), poi confluito in Democrazia e Libertà – La Margherita (Dl), Popolari Udeur (Udeur), Democrazia Cristiana per le Autonomie (Dca), Rinnovamento Italiano (Ri) e Unione Democratica (Ud) confluiti in Dl, Patto Segni, Riformatori Liberali, Italia di Mezzo e Movimento Repubblicani Europei (Mre). Solo per citarne alcuni tralasciando i partiti e movimenti ancora più raccolti e di breve durata. A oltre quindici anni dalla stagione di Tangentopoli, che prometteva una rivoluzione morale nella classe politica italiana, il primo dato piuttosto certo è che il bipolarismo puro, così come promosso dal presidente del consiglio Berlusconi e, a sinistra, dall’ex segretario Pd Veltroni, ha fallito. Come avviene ciclicamente, riprende quindi forza il tentativo di un partito di centro che raccolga quell’elettorato cattolico, ma anche laico, che non vede nelle contrapposizioni nette un modo valido per governare il paese Italia. L’esplosione di nuovo centrismo, vale la pena sottolinearlo, è però stata favorita anche, e in buona parte, proprio dagli errori commessi da progressisti e conservatori negli ultimi anni. L’ultima settimana politica merita quindi un po’ d’attenzione, nonostante l’enormità della premessa. Ripartendo dalle primarie che hanno nominato Pierluigi Bersani segretario del Partito Democratico, è interessante notare come il leader Pd si sia innanzitutto preoccupato di mandare segnali, in vista delle elezioni regionali di marzo, verso i centristi di Casini. Centristi che, a loro volta, hanno accolto Francesco Rutelli. Il 27 ottobre, infatti, l’ex sindaco di Roma e candidato alla presidenza del consiglio nel 2001 per il centro sinistra, ha abbandonato ufficialmente il Pd, avviando il progetto di un nuovo partito moderato e riformista che entri nella Costituente di Centro di Pierferdinando Casini. casini pierferdinandoE che cos’è allora questa Costituente di Centro verso cui molti moderati, specie addetti ai lavori, guardano sempre con sempre maggiore interesse? Brevemente, la Costituente di Centro nasce dall’idea di unificare tutte le forze centriste di diversa estrazione presenti nel panorama politico italiano in un’unica forza politica unitaria che si richiami ai valori del cristianesimo democratico. Nasce come progetto elettorale di cui si fanno promotori l’Udc e il Movimento Federativo Civico Popolare, anche detto Rosa Bianca o Rosa per l’Italia (fondatori gli ex ministri Bruno Tabacci e Mario Baccini). Dall’11 al 13 settembre scorso si sono tenuti a Chianciano Terme gli Stati Generali del Centro. Numericamente il suo bacino elettorale è enorme, attualmente i suoi consensi sono in crescita. E lo sanno bene da destra e da sinistra da dove, infatti, non mancano i corteggiatori. Per il centro sinistra, la Costituente di Centro costituisce infatti un appoggio con cui pareggiare, quando non superare, i consensi del Pdl. Per il centro destra, invece, una valida alternativa con cui riuscire a fare a meno della Lega Nord e dei suoi eccessi. E far fuori la Lega dal gioco politico converrebbe a tutti. Anche al centro sinistra che infatti apre al Pdl sulla questione giustizia. A ogni modo, nonostante le smentite d’ufficio, l’alleanza tra centro sinistra e Costituente di Centro è già in fase avanzata e ha già regalato benefici effetti riuscendo a limitare le sconfitte del Partito Democratico alle ultime elezioni provinciali. Riproporla quindi a livello regionale? Possibile, specie se si osservano le posizioni piuttosto moderate nel centro sinistra. Dal centro destra, però, fiutato l’accordo, si sta correndo ai ripari. E’ proprio della settimana scorsa, 6 novembre, l’incontro Berlusconi – Casini incentrato sul tema giustizia ma al cui termine il leader centrista ha fatto intendere di voler correre da solo alle prossime elezioni pur mostrando segni di distensione al vecchio alleato verso cui, allo stesso tempo, solo il 15 settembre durante una puntata di Porta a Porta, era stato tutt’altro che tenero («L’Udc fa parte del Ppe, mi parrebbe logico che si alleasse con noi anche in Italia. Ma pensano alla politica dei due forni, agli assessori e alle clientele». Silvio Berlusconi ha appena finito di lanciare strali al suo partito che Pier Ferdinando Casini chiama Porta a Porta . «Non è giusto ridicolizzare la posizione di chi è stato all’opposizione sia di Prodi che di Berlusconi — dice —. La scelta di convenienza sarebbe stata opposta. Ma se Berlusconi dice che puntiamo alle clientele vuol dire che non faremo alleanze con il Pdl alle Regionali, lui non avrà difficoltà…». «Auguri», replica gelido il Cavaliere. «Bene, buon lavoro a lei», chiude Casini. Una mossa tattica di Casini mentre si limano le alleanze? Per chiedere di più al Pd? Per evitare gli attacchi dai giornali del cavaliere? (vedi casi Boffo, Fini, Mauro…) Per mandare, da parte di Berlusconi, un messaggio alla Lega Nord sulla sua non indispensabilità al governo nella riforma della giustizia e non solo? (Il Giornale e Il Messaggero di Roma il giorno dopo l’incontro hanno addirittura ipotizzato il voto nazionale anticipato) Molto probabile. Al momento resta il fatto che tutti sembrano aver bisogno dei centristi seppure chi rischia di più nel perderli è proprio chi appare oggi politicamente più forte, ovvero il Pdl. Per una ragione quasi ovvia. La bocciatura del Lodo Alfano, ma soprattutto gli scandali con le escort a Palazzo Grazioli hanno di fatto indebolito il partito di governo tra i suoi elettori cattolici che, disorientati dai comportamenti personali del premier, sono andati spostandosi verso il centro. Proprio per questo è bene tenere a mente il caso dell’ex direttore di Avvenire Dino Boffo. Probabilmente pressato da questi lettori, ed elettori, cattolici e moderati, Boffo si era lasciato ad andare ad alcuni editoriali in cui, in modo molto blando, aveva invitato il presidente Berlusconi a un comportamento più attento nelle sue vicende private. Immediata era arrivata la replica dalla pagine de Il Giornale, il quotidiano della famiglia Berlusconi, che aveva rispolverato una notizia, in realtà già pubblicata prima dell’estate, con molto meno clamore, dal settimanale Panorama ovvero una condanna per molestie. L’emorragia verso il centro, però, non si è fermata e ha, paradossalmente, rafforzato il progetto della Costituente di Centro il cui obiettivo è ormai dichiarato: offrire all’elettorato cattolico del Pdl una risposta politica moderata e che non si lasci corrompere dagli estremismi della Lega Nord. A verifica del clima non proprio idilliaco tra Pdl e Lega, oltre alle tensioni sulle candidature alla presidenza in diverse regioni del nord Italia, immediatamente dopo l’incontro Casini – Berlusconi, basti citare quanto accaduto giovedì e venerdì a seguito della puntata di Annozero dedicata al Caso Fondi. Per il Comune di Fondi, come è noto, il prefetto di Latina Bruno Frattasi, e successivamente, il ministro Maroni condividendone la richiesta, avevano proposto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, proposta bocciata due volte dal Governo. Durante la puntata di giovedì dal titolo ‘Profumo di Mafia’, il senatore Pdl Claudio Fazzone, ex presidente del consiglio regionale del Lazio (37mila consensi alle ultime regionali tanto da far parlare di lui come futuro governatore), aveva dichiarato di voler querelare il Prefetto. A breve giro di posta, la difesa, parsa non tanto d’ufficio, del ministro (7 novembre): “Ho condiviso parola per parola quella relazione e se qualcuno vuole querelare il prefetto di Latina allora dovrà querelare anche il ministro dell’Interno. Non credo sia corretto attaccare una persona che non ha gli strumenti per difendersi – ha aggiunto Maroni le cui parole sono state accompagnate da un grande applauso della platea presente al convegno nazionale dei prefetti che aderiscono all’ Anfaci – ma se il ministro dell’Interno condivide un atto e lo firma, ne condivide sempre anche la responsabilità e io mi assumo sempre le mie responsabilità”. Ai più è parso un segnale al Pdl mentre proprio in queste ore, a Montecitorio, va in scena il faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sulla riforma, ancora (!), della giustizia. All’ordine del giorno accorciare la durata dei processi e le norme per la loro prescrizione. Questione di priorità…

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E’ nato ad Ausonia il circolo intercomunale dell’Italia dei Valori

circolo idv ausonia (La Provincia Frosinone 27 ottobre 09) E’ nato ad Ausonia il primo circolo intercomunale dell’Italia dei Valori. Il circolo raccoglie intorno a sé tutti i comuni che costituiscono il collegio elettorale di Esperia. Nella serata di ieri, primo incontro nella nascente sede di via Roma, oltre i rappresentanti dei singoli comuni, era presente Viviana Fuoco, segretario dell’Italia dei Valori per la provincia di Frosinone. All’ordine del giorno diverse questioni tra le quali l’organizzazione logistica della sezione, le linee guida da seguire nell’organizzazione territoriale, l’individuazione, all’interno del collegio, di un possibile candidato per le prossime elezioni regionali, la campagna di tesseramento che si chiuderà il prossimo 20 novembre e che porterà alla nomina dei delegati per il primo congresso nazionale che si terrà a Roma il 6 e 7 febbraio 2010 dove il partito del gabbiano stabilirà la sua linea programmatica che avrà come primo firmatario chi si candiderà alla presidenza del partito. Anche il circolo intercomunale che fa riferimento al collegio di Esperia è, quindi, alla ricerca di donne e uomini onesti che intendono attivarsi sul proprio territorio e poi farsi sentire dal territorio fino al livello nazionale. Nelle prossime settimane, quindi, nei comuni del collegio, il partito organizzerà incontri e dibattiti su alcuni temi specifici facenti riferimento, in particolare, ai problemi socio – economico – ambientali del territorio volti a sensibilizzare i cittadini e a raccogliere adesioni al progetto politico dell’Italia dei Valori.

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