Parole Fini

fini-trifuoggi-chiodiAvevamo appena finito di scrivere il pezzo della settimana che ecco arrivare il fuori onda di Gianfranco Fini. Il presidente della Camera era a Pescara. Era il 6 novembre. Il Premio Borsellino l’occasione. Un microfono resta aperto ed ecco che un colloquio informale con Nicola Trifuoggi (in foto al centro tra Fini e Chiodi), procuratore della Repubblica a Pescara, diventa il detonatore che disintegra tutto il lavoro che Berlusconi aveva faticosamente fatto nell’ultima settimana per dare un senso di compattezza alla sua maggioranza. E la giornata di ieri, qualcuno già lo scorda, non è stata solo Fini. Ci sono almeno altre tre notizie che la hanno trasformata in uno dei giorni più orribili vissuti dalla Presidenza del Consiglio. Andiamo per ordine: 1) l’Istat fornisce i dati sulla disoccupazione: due milioni. Con la minaccia di salire ancora; 2) la Fininvest dovrà sottoscrivere una fideiussione per l’intero importo di 750 milioni di euro a garanzia della somma che è stata condannata a pagare dal tribunale di Milano alla Cir per la vicenda Lodo Mondadori. In questo modo, rimarrà ferma la sospensiva dell’esecutività della sentenza di primo grado ma, di fatto, l’operatività economica dell’azienda sarà ridotta a zero stante il capitale a 700 milioni di euro; 3) il governo in commissione Bilancio alla Camera sulla Finanziaria cede 12 volte su 14 sugli emendamenti del pacchetto a firma dell’Esecutivo che rimangono impigliati nelle maglie dell’inammissibilità. Resistono solo il finanziamento per il turn over dei Vigili del fuoco, le misure pro – Abruzzo, gli sgravi fiscali per le banche e le novità per le buste paga per gli statali: con il cedolino unico viene anticipato il conguaglio 2011 e questo si tradurrà versamenti Irpef una tantum da 200 milioni. Saltano invece, ma guarda un po’, i tagli ai consiglieri comunali e regionali ma anche al tetto degli stipendi per quelli regionali e la ripartizione delle risorse dello scudo fiscale. Veniamo quindi al Presidente della Camera. Le affermazioni di Gianfranco Fini sono troppo dirompenti perché il commento venga rimandato a una settimana. Ma, ovviamente, l’analisi va fatta con le pinze. (vignetta SCarla09). gianfranco finiSin dall’inizio. Dal fatto che le confidenze Fini le faccia a Trifuoggi e non al governatore Pdl dell’Abruzzo Chiodi che è comunque presente. Si comincia in modo soft con Fini che si rivolge al sostituto procuratore Trifuoggi con una battuta quasi a creare un clima confidenziale … Dice Fini: “Qualche giorno fa rileggevo un libro sull’Italia giolittiana e a Giolitti, che era considerato il ministro della malavita, un oppositore gli disse: ‘Lei rappresenta lo stato… participio passato del verbo essere’. Efficace, no?”. Il magistrato non si sottrae. Forse condivide: “Potrebbe essere riesumata”. Il Presidente della Camera sorride. Ha fatto centro e la butta lì: “Infatti non escludo di farlo, citando la fonte… prima o poi lo faccio”. Alla manifestazione di Pescara, tra i relatori è presente Aldo Pecora, che mi onoro di aver conosciuto. E Fini su di lui dice: “E’ un creativo nato, perché il movimento lo ha chiamato ‘Ammazzateci tutti’… e sì… il talento è quello”. Si sente Pecora affermare: “Noi siamo di passaggio, qua nessuno è eterno, non si vive in eterno”. Il presidente della Camera: “… se ti sente il Presidente del Consiglio si incazza”. In un attimo Fini ha già detto cosa pensa di Berlusconi più che in quindici anni di alleanze. Il fuori onda prosegue con una rivelazione per così dire intima. “Sono un ragazzaccio io – afferma Fini – … come dicevano i greci… poco se mi giudico molto se mi confronto… è così, sembra una battuta invece è una massima di vita. E’ l’umiltà e nello stesso tempo la consapevolezza di vivere”. Seguono apprezzamenti all’impegno e lavoro di Pecora: “Con la giacca e la cravatta sei ancora più bravo”. E su come crescere la gioventù: “E’ che con i ragazzi non parli con le parole ma con gli esempi”. Anche qui si coglie il riferimento, a chi lo vuol cogliere, ai comportamenti morali del Presidente del Consiglio. Fino a quando, si entra nella cronaca degli ultimi mesi e Fini “sgancia” una prima affermazione forte: “Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza (ndr il pentito Gaspare Spatuzza)… speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da… perché è una bomba atomica”. Il magistrato interlocutore replica in modo equilibrato: “Assolutamente si… non ci si può permettere un errore neanche minimo”. Fini entra nel dettaglio: “Si perché non sarebbe solo un errore giudiziario, è una tale bomba che… lei lo saprà … Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro degli Interni, e di … (ndr Berlusconi?)… uno è vice presidente del CSM e l’altro è il Presidente del Consiglio…”. Ancora massimo equilibrio da Trifuoggi: “Pare che basti, no”. Fini comprende: “Pare che basti”. Trifuoggi capisce che il Presidente della Camera cercava una confidenza e abbozza: “Però comunque si devono fare queste indagini”. Fini si riprende: “E ci mancherebbe altro” e aggiunge: “No ma lui, l’uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di… qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo… magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento… siccome è eletto dal popolo…”. berlusconiL’assist a Trifuoggi è perfetto. E infatti si lascia andare in “E’ nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l’imperatore romano”. Il Presidente della Camera chiude: “Ma io gliel’ho detto… confonde la leadership con la monarchia assoluta…. poi in privato gli ho detto… ricordati che gli hanno tagliato la testa a… quindi statte quieto”. Le dichiarazioni si scatenano su tutta i media. Il Pdl insorge, l’Idv esulta, l’Udc mantiene un profilo basso, il Pd abbozza ma fondamentalmente tace. E a sera ecco che Fini va in scena a Ballarò a raccogliere gli applausi. Telefonata in diretta. In studio ci sono il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, il leader dell’IdV Antonio Di Pietro, il presidente della commissione finanze del Senato Mario Baldassarri, Bruno Tabacci di Alleanza per l’Italia, l’economista Giacomo Vaciago, la direttrice dell’Unità Concita De Gregorio. Una nota su Baldassarri: Il 3 aprile 1978 (a quel tempo era docente presso l’università di Bologna) partecipa, insieme ad Alberto Clò e Romano Prodi (all’epoca, in base a quanto riferito nelle audizioni, tutti e tre vicini alle posizioni politiche della Democrazia Cristiana), a una famosa seduta spiritica svoltasi nella casa di Clò sui colli bolognesi, durante il rapimento di Aldo Moro. Non è un parterre eccezionale ma va considerato che la dirigenza Pdl è in riunione proprio sulle affermazioni di Fini. Berlusconi avrebbe detto ai suoi “Se ne deve andare”, confondendo ancora, mal per lui, i ruoli istituzionali di una democrazia. Come accade ultimamente, Pd non pervenuto. Ma torniamo a Fini. I toni che usa sono assolutamente istituzionali. Di molto superiori al livello medio a cui siamo stati abituati negli ultimi anni. Il livello semantico, come direbbe un caro amico … è alto. vendolagasparri5.jpgSin dall’inizio quando il presidente della Camera fa i complimenti a Floris per la trasmissione. Non sembra solo cortesia ma se anche fosse, rispetto ad augurargli la scarlattina (telefonata a Ballarò di Berlusconi del 28 ottobre scorso), si comprende subito che la situazione è diversa. Dice innanzi tutto di aver chiamato non per spiegare ma per confermare. Fini afferma commentando il suo dialogo con il sostituto procuratore di Pescara: “Poco importa sia una conversazione rubata”. Anche la stampa che ha rubato la conversazione, con questa affermazione, è salva. Quindi l’affermazione “istituzionale”: “Sono convinto Berlusconi non c’entri con la mafia”. Precisata da: “Massimo rigore e scrupolo per verificare le dichiarazioni dei pentiti sul Presidente del Consiglio”. E poi un manifesto sull’attività dei magistrati come non se ne sentivano da tempo immemore dai leader del centrodestra: “Non perdo fiducia nella magistratura”. Cita i magistrati morti ammazzati: Falcone, Borsellino, Chinnici … E sottolinea: “Nella lotta alla mafia, magistratura al di là degli errori, merita rispetto. Perdere fiducia nella sua azione, per me significherebbe perdere fiducia nella democrazia”. fotoGrave caduta di “coerenza” su Nicola Mancino, “Ho confuso il pentito, collaboratore di giustizia, con un altro”, dove dissentiamo. Fini dice che si riferiva a Ciancimino, ex sindaco di Palermo accusato di mafia, ma lo possiamo facilmente smentire. Per fortuna Ciancimino non è mai stato ministro degli interni né vice presidente del Csm. Quindi Fini si rivolge al ministro Sandro Bondi. E’ come sparare sulla croce rossa. Le telecamere si soffermano sul ministro. Ha l’espressione di chi pare stia per subire una vasectomia. Fini gli si rivolge con “amabilità”. E’ così amabile che, innanzi tutto, ricorda al ministro quando militava nel Partito Comunista. Si parla di presidenzialismo: “Presuppone il rispetto degli altri poteri da parte del Presidente del Consiglio, la presenza di pesi e contrappesi”. E ancora: “Chi ha investitura popolare, ha diritto di governare, ma il dovere di rispettare gli istituti di garanzia: presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale, Parlamento, Corte dei Conti, magistratura …”. bondiBondi è annichilito. Un tifone pare gli si sia abbattuto addosso. Prova a replicare affermando che Berlusconi ha sempre rispettato tutti … (?) e ricomincia con l’attacco di parte della magistratura a Berlusconi. Fini chiude: “Credo che i telespettatori abbiano compreso il senso delle mie affermazioni”. Vasectomia per Bondi. Trionfo per Fini … Escluso su Mancino …
Fuori onda: http://www.youtube.com/watch?v=lPMSEPbVdDY ;
Fini a Ballarò : http://www.youtube.com/watch?v=3QwlLs0tKS8

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Berlusconi e Dell’Utri spa

berlusconiUna settimana dopo l’altra si delinea la strategia a breve termine del Governo Berlusconi in tema di giustizia. Ci eravamo lasciati ai litigi interni, veri o finti che fossero, e una settimana dopo registriamo le presa di posizione del premier che venerdì scorso, tornato in Italia, prima di ripartire per la Bielorussia, ha tuonato contro alleati infedeli, “Su ogni tema si decide a maggioranza e chi non è d’accordo occorre che si adegui. Chi non condivide è fuori”, sulla riforma della giustizia, “è assolutamente necessaria”, sulla televisione pubblica e i suoi programmi, “Ogni giorno vanno in onda sulla Rai, la televisione pubblica, processi contro il governo e la maggioranza. Questi processi devono finire”, sulle indagini per mafia che lo riguarderebbero da parte di tre Procure (curioso che ad anticipare un presunto avviso di garanzia siano Libero e Il Giornale), “è in atto un tentativo di far cadere il governo condotto soprattutto dalla magistratura che ha preso una deriva eversiva”. E avrebbe parlato, peraltro poi la notizia è stata smentita, di un “Paese sull’orlo della guerra civile”. Non contento, due giorni dopo, ha rincarato la dose “Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura lo strozzo”. La stessa idea che molti nel clan dei casalesi hanno in mente per, ad esempio, Roberto Saviano autore di Gomorra. Fuori dalle righe, fa strano che chi ha il compito di rappresentare lo Stato, e dà una scorta allo scrittore, pensi questo di chi scrive di criminalità. Se fossimo negli agenti e militari impegnati in quella scorta, ma anche in tante altre, saremmo molto preoccupati. A ogni modo in questa settimana la maggioranza ha fatto quadrato, o almeno ha tentato di raggiungere quella forma, e si è un po’ ricompattata. E domenica, a chiudere il cerchio sulle indagini per mafia, smentite dalla Procura di Firenze, sul premier, ecco le affermazioni a Rai 3 (In mezz’ora), del senatore Marcello Dell’Utri, già condannato a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione di tipo mafioso dopo avere in altro processo patteggiato una pena di due anni e tre mesi per frode fiscale. Al di là del fatto che a parere di chi scrive, un condannato per un reato così grave, seppure ancora solo in primo grado, non avrebbe alcun diritto di avere addirittura mezz’ora sulla televisione pubblica (vedi anche Totò Cuffaro – in foto con Dell’Utri)cuffaro-dellutri, in attesa della sentenza di appello, Dell’Utri, tra l’altro fondatore di Forza Italia nel 1993 e stretto collaboratore del premier sin dagli anni 70 essendo socio di Publitalia ’80, ha riferito le sue personali impressioni sulle affermazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Questi parla di Dell’Utri come uno tra i mandanti degli omicidi Falcone – Borsellino e di uno dei protagonista dell’accordo con stato – mafia del 1993, contemporaneamente e immediatamente dopo gli attentati che colpirono Maurizio Costanzo, Roma, Milano e Firenze. Per Dell’Utri “E’ evidente che Gaspare Spatuzza non dice assolutamente niente. Dai verbali di questi interrogatori si evince che non dice assolutamente nulla. Parla dicendo lui stesso ‘queste cose le ho sentite dire’, ma non sa nulla e non poteva sapere nulla. Si appoggia a tali Graviano, i quali hanno in un altro interrogatorio dichiarato ‘noi a questo Spatuzza non diamo nessuna importanza’. Non so dove tirano fuori questi elementi per formulare accuse così gravi”. E ancora: “Non lo so, può inventarsi qualsiasi cosa. Dirà quello che già è stato evocato: gli accordi con la mafia da parte mia come referente siciliano che non esistono e non possono esistere perché non ci sono mai stati, nè io mi sono mai occupato di questo. Figuriamoci addirittura si risale al ’92, anni in cui si pensava solo a lavorare e a fatturare. Forse nessuno può immaginare che cosa era l’avventura imprenditoriale e di lavoro di Silvio Berlusconi in quegli anni”. Vien da pensare che probabilmente nessuno lo può immaginare anche perchè, tuttora, resiste un cono d’ombra su da dove venissero i capitali iniziali utili a creare Edilnord, la ditta edile con cui il premier edificò Milano 2 e poi quell’impero economico oggi conosciuto anche come Mediaset. Ma Dell’Utri aggiunge: “Il mio processo in appello aveva un percorso molto normale, – dice Dell’Utri – davanti a una corte di magistrati che credo non fossero politicizzati mi sono difeso in maniera assolutamente tranquilla, mi aspettavo che si andasse adesso a sentenza non dico di assoluzione, ma più giusta, più meditata. Poi vengono buttati dentro tutti questi verbali, perché non si voleva far chiudere un processo, possibilmente anche in maniera positiva”. Naturalmente Dell’Utri non entra nel merito delle accuse che lo riguardano e che hanno portato alla condanna in primo grado e tantomeno gliene chiede conto la conduttrice Annunziata (sigh!). Ma la chicca finale sul perchè Berlusconi preferisca, in generale, non farsi processare è da piccola antologia e un giorno i nostri figli ce ne chiederanno conto: “E’ un carattere diverso: lui è indignato in maniera allucinante perché ritiene una vera ingiustizia essere accusato semplicemente di cose inesistenti”. Eheheh… ve lo immaginate il premier che all’arrivo dell’avviso di garanzia grida “E’ un’ingiustizia!” (sembra Calimero)?. Al di là delle facili battute, chiudiamo così questa settimana. Con un suggerimento che lo stesso Dell’Utri dà a tutti noi. Se, malauguratamente, siete accusati di qualche reato, vi ritenete innocenti e avete un carattere particolare… “diverso”… simile a quello del presidente del consiglio, vi invitiamo a indignarvi, a ricusare il magistrato che vi indaga, a definirlo una toga rossa in preda a delirio di onnipotenza che vuole sovvertire l’ordine che voi avete costituito, che so, nella vostra famiglia. E, meglio ancora, dite che vi ha messo sotto processo solo perchè, oltre a essere rosso, sta insidiando vostra moglie o la vostra fidanzata… O vostra madre. O le vostre figlie. O i figli… Le variazioni sul tema sono infinite… E se proprio non riuscite a chiudere così le vostre pendenze con la giustizia, abbiate fede. alfano mancinoIl ministro della giustizia (la g minuscola non è un errore di battuta) Angelino Alfano è stato perentorio: “Si farà e il livello di impatto sarà dell’1% che fa riferimento a oltre 3,3 milioni di procedimenti pendenti”. Non così il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Nicola Mancino (sigh!): “Allo stato nessuno può dire con sufficiente certezza a quanto ammonti la percentuale dei processi che ricadrebbero nella sanzione di estinzione ipotizzata nel disegno di legge in discussione, sono a rischio, per effetto del ddl sul processo breve reati di “sicuro rilievo sociale” come gli omicidi e le lesioni con colpa professionale, reati di natura economica e finanziaria o contro la pubblica amministrazione”. Insomma, dettagli…

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Berlusconi e tutti gli altri, il leaderismo verso il tramonto

finiSi è litigato questa settimana nel Popolo della Libertà. Fini contro Bossi, e viceversa, sugli immigrati, e prima Berlusconi contro Fini sul processo breve, e anche (è stato necessario un comunicato ufficiale di smentita del Governo, quindi qualche verità ci sarà), Berlusconi contro Alfano … “Se non mi fai la legge sul processo breve, vai a casa”… (si dice abbia detto il premier al ministro). E poi, ancora, il presidente del Senato Schifani (interessante l’articolo inchiesta di Marco Lillo pubblicato su Il Fatto Quotidiano, Antefatto.it, su quindici anni da avvocato della mafia),che annuncia probabili elezioni … manco fosse il premier. Fino a domenica quando il procuratore aggiunto al Tribunale di Milano Armando Spataro con la sua condanna verbale al processo breve, “sembra ispirato da «logica aziendale» in alcuni suoi punti”, ricompone un po’ il centro destra che urla all’eversione della magistratura. Neanche, pure lui, avesse detto: “con il tricolore mi ci pulisco il culo” (citazione dal Bossi pensiero). E la sinistra che risponde nel gioco delle parti. Ma non passa un attimo che si ricomincia con Brunetta, ma anche la Gelmini, La Russa, Scaiola, Alfano, contro Tremonti accusato di essere “un signor no” che i ministri vanno a trovare “con il cappello in mano” vista la sua oculatezza nell’aprire i cordoni del Ministero del Tesoro. E ancora Rotondi che, invece, distogliendo l’attenzione dei media dal processo breve assicura, ma forse è meglio dire si inventa, chiamandosi addosso le “critiche” dei sindacati amici Cisl e Uil (la Cgil saggiamente tace alla provocazione): “La pausa pranzo danneggia il lavoro”. Berlusconi è in tour all’estero in medio oriente. Il premier non c’è e, con rispetto parlando, gli altri si scannano. O fanno finta di farlo. “Per fortuna che Silvio c’è”, verrebbe da dire citando quella canzone che accompagnò Berlusconi alle ultime elezioni. Da buon padre di famiglia dichiara: “E’ solo dialettica. Ma che resti interna”. Ecco allora una riflessione. Durante il Governo Prodi non era molto diverso. Nel Governo Prodi urlavano tutti. E Prodi, con i pochi numeri di maggioranza che aveva, lì a fare il pompiere e a predicare la calma fino a quando il Governo, nel gennaio 2008, saltò. Grazie anche a Veltroni che a dicembre 2007, e poi perse le elezioni, resuscitò Berlusconi, quando Bossi e Fini lo stavano mollando, indicandolo come il leader con cui si confrontava. E’ l’italia dei leader. Compiuti o mancati ma che si caratterizzano con un atteggiamento di supremazia proprio dei capi di un partito, di un’industria ecc. Questo è il leaderismo che negli ultimi anni ha annichilito il dibattito parlamentare che va morendo in favore di un maggiore utilizzo del decreto legge (se ne è parlato domenica a Report su Rai 3). A contribuire allo stato comatoso del Parlamento, c’è un sistema politico assolutamente schiacciato sulle figura dei leader. Dal 1994 in poi, anno della “discesa in campo” di Silvio Berlusconi, e in cui si inaugura anche il sistema elettorale maggioritario-proporzionale misto, prendono il via in Italia i “duelli” televisivi tra i leader degli schieramenti avversari. Nel 1994 i primi a sfidarsi sono Silvio Berlusconi (58 anni) e Achille Occhetto (58 anni). Nel 1996 è la volta di Silvio Berlusconi (60 anni) contro Romano Prodi (57 anni). Nel 2001 Silvio Berlusconi (65 anni) contro Francesco Rutelli (47 anni). Nel 2006 Silvio Berlusconi (70 anni) contro Romano Prodi (67 anni). Nel 2008 Silvio Berlusconi (72 anni) contro Walter Veltroni (53 anni). E così come lo scontro elettorale si è ridotto a sfida di appeal tra i leader, anche i partiti sono andando appiattendosi sulle posizioni dei loro esponenti diventati veri e propri deus ex machina della politica italiana. Fini in An, Casini nell’Udc, Di Pietro nell’Idv, Mastella nell’Udeur ma anche, nel suo piccolo ha contribuito in modo decisivo a far cadere il Governo Prodi, Dini con i Liberal Democratici. Un modo di fare che è stato esportato anche a livello locale. Ne è un esempio l’elezione di Antonio Raimondi a Gaeta vincitore nella corsa a sindaco nel 2007 circondato però da candidati consiglieri incapaci di pareggiare, e nemmeno avvicinare, per numero di consensi i voti del più votato del Pdl. E ugualmente è andata a livello regionale e provinciale dove il sistema elettorale ha favorito l’emergere di governatori e presidenti votati solo, spesso, per la loro capacità di incantare l’elettorato con un sorriso ammiccante. E’ la democrazia della tv dove tutto è immagine, sorrisi, battute, slogan. Ne ha parlato un documentario svedese presentato quest’anno alla sessantaseiesima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nella sezione delle Giornate degli Autori in collaborazione con la Settimana Internazionale della Critica: “Videocracy – L’importante è apparire” di Erik Gandinivideocracy-erick-gandini-festival-toronto. Quanto durerà ancora questo modo di fare politica? Facciamo un ipotesi. E la si prenda come tale. Probabilmente ha i giorni contati e, stranamente per molti, non dipende da Berlusconi. Anzi. Il presidente del consiglio, volente o nolente, finirà per subire quanto sta accadendo. Al massimo potrà allungare i tempi della caduta del leaderismo politico. Ma nemmeno di molto. Il cambio nella politica italiana sarà favorito, come già lo è ora, dalla diffusione della rete internet. Fateci caso. Già voi che siete davanti al pc a leggere questo articolo, state facendo qualcosa che cinque anni fa, probabilmente, difficilmente, forse a causa della scarsa diffusione della rete, avreste fatto. Potevate immaginare esistesse Facebook cinque anni fa? Non credo. E se avete avuto quella idea, cavoli, ve la siete fatta soffiare dagli americani. Ma la rete non è solo questo. Io, ad esempio, è un anno e qualche mese che non accendo più la tv. Ma non è snobismo. Semplicemente non ne ho più bisogno. Voglio leggere un giornale? Tutti i maggiori quotidiani sono in rete. Voglio vedere un film? Ancora più semplice. O lo scarico, ma ormai non faccio più nemmeno questo, o lo guardo in streaming (vi consiglio www.linkstreaming.com è aggiornatissimo anche sui film appena usciti al cinema e se avete bisogno vi do qualche dritta). E se proprio non riesco a rinunciare alla tv, la Rai, ad esempio è on line su www.rai.tv. Ma anche tutti gli altri canali. E al diavolo il decoder e il digitale. Molti di voi queste cose già le sanno. Ecco. L’offerta che internet dà oggi è impareggiabile dalla televisione. E presto lo sarà ancora maggiormente. Ed internet è, soprattutto, dinamica. Ci sono gruppi musicali, ad esempio, che per proporsi pubblicano i loro lavori direttamente su you tube. L’anno scorso ricordo una cantante francese che, senza alcun produttore, pubblicò alcune sue canzoni sul popolare portale richiamando oltre due milioni di ascoltatori. Sfruttando questo appeal, diede il via a un tour musicale. E la politica? E’ verosimile che accada in questo settore un cambio decisivo. Non è necessario Beppe Grillo a dirlo. E’ già un dato di fatto. Carta stampata e televisioni perdono quotidianamente pubblicità che parallelamente si sposta su internet. E se i nuovi politici a breve nascessero su internet? Debora Serracchiani,recentemente divenuta segretaria regionale del Partito Democratico in Friuli Venezia Giulia, ma proveniente dalla rete, è un esempio. E quindi cosa potrà accadere? Se internet si riempie di persone che hanno contenuti da esprimere e la televisione, invece, si svuota, come sta accadendo, forse una nuova classe politica arriverà alla ribalta nazionale prima di quanto chiunque possa credere. no-b-dayD’altronde la prossima manifestazione di piazza, il 5 dicembre a Roma il No-B Day, è stata organizzata interamente in rete da assoluti sconosciuti e già ha raccolto 315mila adesioni. Ce ne fossero anche la metà scommettiamo che “In 1.000 piazze per l’alternativa” del Partito Democratico, prevista per l’11 e 12 dicembre, non riuscirà a fare altrettanto?

P.s. Necessario dopo la morte del trans Brenda coinvolto nell’affare Marrazzo. Ricorderete che a settembre era morto anche Gianguarrino Cafasso, considerato il pusher del bel, si fa per dire, mondo romano e amico dei trans che frequentavano via Gradoli. Una domanda a tutti i lettori. Secondo voi Marrazzo in questo ultimo mese era in ritiro spirituale, come ha ufficialmente dichiarato, o nascosto perchè in molti temavano per la sua vita?

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