Aspettando L’Eqofestival 2009

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Piccola Orchestra La Viola

Fa caldo, fa davvero caldissimo…anzi, sembra che oggi debba essere una delle giornate più calde di questa estate che sembrava dovesse riservarci nient’altro che temporali pomeridiani. È proprio per colpa di questo caldo che io e i miei due colleghi di elven.it vincenzo e daniele ci rifugiamo nell’abitacolo di un auto refrigerato da una secca e artificiale aria condizionata…benedetta sia la tecnologia. Armati di telecamera ci avventuriamo per le stradine di campagna che portano a Coreno Ausonio, un piccolo comune in provincia di Frosinone. L’appuntamento è con i musicisti della PICCOLA ORCHESTRA LA VIOLA, una realtà musicale nata dall’unione artistica di Alessandro Parente(organettista e compositore) e Antonella Costanzo(cantante) ormai consolidata da più di 15 anni di ininterrotta attività costellati da numerosissimi successi, vanta tra le altre cose illustri collaborazioni tra le quali quella con Franco Battito e Angelo Branduardi,Daniele Sepe, Peppe Barra, Marc Perrone, Lino Cannavacciuolo, Dan Moretti, Vincenzo Zitello, Cecilia Chailly, Riccardo Tesi, Piero Ricci, Fratelli Mancuso, Hector Ulises Passarella, Mosshen Kasirossafar, Alfio Antico, Mario Salvi, Nando Citarella, Roberto Tombesi, Massimo Carrano, Paolo Bonfanti, Fabrizio Poggi, Maria Rosaria Omaggio, Arnoldo Foà. La piccola orchestra la viola sceglie come codice espressivo quello della musica popolare mediterranea senza commettere l’errore di restare intrappolata nella riproposizione continua di brani della tradizione, ma è in continua ricerca, sperimentazione e rielaborazione del proprio background musicale. La piccola orchestra la viola oltretutto non si ferma al proprio repertorio organettistico ormai consolidato e si lascia permeare intelligentemente da altri stili solo apparentemente lontani, come il blues, aggiungendo strumenti come la batteria ed il basso elettrico. Tutto questo senza dimenticare le proprie radici. Intanto, mentre io ed i miei colleghi ci siamo smarriti proprio dietro casa fra le suggestive campagne di Coreno, la provvidenza ci ha inviato un bambino in bicicletta che gentilmente ci indica la strada per raggiungere il luogo dove i musicisti della POLV provano i loro brani. Arrivati nella casa/sala prove veniamo accolti con una convivialità davvero di altri tempi. È proprio Alessandro Parente a venirci incontro, il caldo equatoriale e le ore di prove non hanno affatto tolto dal suo viso lo sguardo gentile e appagato di chi vive un esperienza di crescita continua, di comunione tra persone, di arricchimento interiore e di gioia che solo una vita dedita alla musica può donare. Alessandro parente ci invita ad accomodarci e nonostante ci inviti a servirci da bere, forse notando che il seppure breve viaggio ha lasciato segni ben evidenti su di noi, senza rendercene minimamente conto ci ritroviamo in luogo nuovo, un luogo dove si respira un’aria piena di storie di persone, di sentimenti, di luoghi lontani; tutta questa suggestione visiva ed acustica di paesaggi mediterranei aspri ma estremamente affascinanti arrivava a noi dritta dai tanti organetti, dalle percussioni dal basso che venivano tanto delicatamente a volte quanto energicamente in altre suonati da musicisti in uno stato di sublime trance che escludeva l’afa, le gocce di sudore che lentamente scivolavano sul viso, noi e qualsiasi altro elemento destabilizzante per la riuscita dell’interpretazione. Tutto questo era sapientemente diretto da Alessandro Parente che focalizzava in gesti ed espressioni del viso ogni scarto dinamico come se fosse un flusso di stati d’animo contrastanti e cantati dalla bellezza mediterranea di Antonella Costanzo che con la sua voce tesseva insieme alle melodie dell’organetto solista di Alessandro D’Alessandro trame che avevano l’odore della brezza marina, di terra bruciata dal sole di luglio, di fiori di campo, di olivi,di barche, di onde, di donne e di uomini che si desiderano; non c’era bisogno di chiudere gli occhi per assistere a tutto questo, noi già eravamo lì, in quei luoghi, a vedere quei paesaggi e a sentire quei profumi in una casetta a Coreno Ausonio grazie alla musica della piccola orchestra la viola.

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Piccola Orchestra la Viola
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Il teatro di strada

Artisti di stradaLa parola “teatron” indica un insieme piuttosto variegato di spettatori, successivamente la connotazione della parola definì un luogo, ed infine una struttura vera e propria capace di raccogliere rappresentazioni sceniche. Il teatro nasce nell’antica Grecia, dove il coro ne è la parte centrale. Da Eschilo ad oggi il teatro è mutato in una seria di varianti innumerevoli. Nei ricordi di Federico Fellini ci fu spazio anche per i primi spettacoli della sua infanzia: “L’arrivo del circo di notte e di tutti i suoi artisti, la prima volta che lo vidi da bambino, ebbe il carattere di un’apparizione. Questa specie di mongolfiera preceduta da niente, la sera prima non c’era, la mattina era lì davanti casa mia. Pensai subito che fosse una barca sproporzionata”.
Una forma particolare di rappresentazione artistica è il cosiddetto “Teatro di strada”. Vi sarà capitato di imbattervi in uno spettacolo inscenato per strada, almeno nelle grosse città, dove ad esibirsi sono artisti variopinti e stravaganti. Quelle persone ai bordi delle strade animano una forma di rappresentazione e di comunicazione inusuale. Inusuale per il fatto che il loro spazio di comunicazione è imperniato nelle strade: si cerca di creare, da parte egli artisti, un filo diretto con gli spettatori. L’obiettivo è quello di attirare la loro attenzione, ma non solo. C’è una sorta di sfida a far sì che coloro che si sono fermati a guardare non abbandonino lo spettacolo. Ed allora eccoli comparire sulla scena uno ad uno: giocolieri, mimi, acrobati, fantasisti, tutti ad esibirsi, ognuno nella propria specialità. Ognuno a regalare con la propria liturgia uno spaccato quasi fiabesco della realtà. Tutti noi sappiamo che non ci sono uomini che mangiano fuoco, che camminano su trampoli oppure in grado di rimanere fermi ed immobili per ore, quasi senza respiro. In fondo uomini che sono artisti di strada e forse inconsapevolmente mimi di loro stessi. Si narra che i primi giocolieri che hanno invaso le strade siano comparsi nell’antico Egitto. La loro funzione era di attirare i passanti durante i mercati: dovevano fermarsi a guardare il vasellame esposto per strada e possibilmente a comprarne gli esemplari pregiati.
Nell’osservare attentamente le esibizioni degli attori di strada si può cogliere una valenza non solo artistica che emerge con forza e si materializza nelle piazze, nei vicoli nei cortili delle città, nei posti, cioè, non convenzionalmente destinati al teatro, ma anche e soprattutto una valenza dissacrante della realtà stessa, realtà improntata al conformismo e all’individualismo più esasperati. Ed è proprio la strada che viene restituita alle persone attraverso gli spettacoli degli artisti girovaghi . La strada non più come semplice luogo impersonale dove transitare frettolosamente, ma come spazio in cui regalare sorrisi e calore umano. Uno spazio di toccante umanità.

Oreste Di Vito

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