Riforme con-divise

vignetta satira caricatura politiciGli interlocutori sono fondamentali quando si lancia un messaggio come quello del presidente Giorgio Napolitano la sera di San Silvestro. Solidarietà, sostegno ai giovani e ancora riforma del fisco, della giustizia sono tutti temi che il presidente tocca nei suoi diciannove minuti di discorso. Le reazioni? Come al solito. Peggio di un anno fa. Con il ministro Brunetta che, bontà sua, chiede il cambio dell’articolo 1 (L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro) della Costituzione: “Non significa nulla”, ha detto. A tre mesi dalle elezioni regionali era impossibile non aspettarselo. Il discorso sul dialogo può anche andar bene ma quando le scadenze elettorali sono così ravvicinate, è impossibile vengano prese sul serio. Rassegnamoci a un dato di fatto. Vent’anni di berlusconismo hanno portato l’Italia a diventare un Paese che è alla continua ricerca del predominio sull’avversario. Che sia la sinistra, che sia la destra, la politica non la fa più nessuno. L’unica cosa importante è avere un voto in più dell’avversario e tutto il resto è nulla. Ad aprile questo Parlamento compierà due anni di vita. Significativamente, dopo due anni di attività, appare svuotato di senso se, come è vero, a novembre addirittura il presidente della Camera Fini lo ha chiuso per circa dieci giorni. Tutto va avanti con i decreti legge, con il decisionismo del presidente del consiglio. Per qualcuno ci voleva. Impelagati nel bicameralismo, si perde troppo tempo a discutere, a essere democratici viene da dire. Prepariamoci allora alla prossima campagna elettorale di marzo con l’Udc che, finalmente, è riuscita a raggiungere il suo obiettivo: essere decisiva per la vittoria dell’una o dell’altra parte. Ci è riuscita non per particolari meriti propri. Semplicemente per degli elementi di fatto. Da una parte il centro destra è calato di consensi perché incapace di esercitare la sua forza parlamentare in riforme che riformino davvero lo Stato, salvo non si intraveda forza riformatrice nell’azione di Governo. Dall’altra il centro sinistra ha perso l’ala sinistra, fuori dal Parlamento da due anni e che Di Pietro, con un gioco rischioso, sta cercando di portare all’interno dell’Idv. Comunque vada Casini & Co sono determinanti e, infatti, sfruttano questo loro potere per ottenere di più. Vanno dove conviene. In Puglia, pare, a sinistra, in Lazio, pare, a destra. Ci sarebbe ben altro da discutere: di nucleare ad esempio. Tredici regioni hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro le decisioni in politica energetica del Governo. Ma nessuno ne parla seppure questo sì, sarebbe tema da campagna elettorale. Tutti uniti, tutti uniti, si dice, a raggiungere quel traguardo di riforme condivise che il presidente Napolitano ha elencato nel suo discorso di inizio anno. Mah. Se il Governo manterrà, e non c’è modo di dubitarne, il suo attuale modo di fare, crediamo che quando una riforma non sarà condivisa, sarà imposta e stop. D’altronde a non condividere ci si guadagna in consensi. Ma apparte il caso singolo del presidente del consiglio, a cui un paio di riforme a persona servirebbero come il pane, a beneficiare di queste revisioni nella Costituzione, saranno tutte le forze politiche anche se di facciata saranno in molti a negare. La storia ci dice che se Berlusconi dal 94 è riuscito a rimanere in sella, questo è perché non c’è mai stata un’opposizione o un governo, quando lui era minoranza, che lo abbia ostacolato e, anzi, spesso lo ha favorito. Qualcuno ricorda una legge contro l’attuale presidente del consiglio? Non ce ne sono. E allora, andiamo, vediamo dove ci porteranno queste riforme condivise, o meglio con-divise. E chi non è d’accordo … Non dia fastidio.

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