Protagonista per caso

monte Fammera
Imponente e suggestivo, instancabile nel fare da sfondo a quadri e cartoline, esso si presta bene a fare il protagonista. Certamente per i geologi il monte Fammera (1168m alla sommità) è un complesso di calcari nocciola, bianchi e grigi, a pasta fine o microgranulare, stratificati con intercalazioni dolomitiche. Dicono, sempre i geologi, che in esso sono contenute microfaune del cretacico inferiore che, affondando il dito nelle debolezze di questo nostro baluardo, implacabile, disegnano faglie dirette a mo’ di inequivocabili cicatrici e faglie inverse che testimoniano un fronte di sovrascorrimento verso Esperia che lo rende vulnerabile e e forse temibile.
Nel rispetto dei termini tecnici inappuntabili, il monte Fammera per noi Ausoniesi e pensiamo per tutti, è qualcosa di più perché è un riferimento sicuro che ci fa sentire a casa, tornando dai nostri viaggi. Quando leggiamo di Mariano Coreno che, nella sua lettera da Melbourne, asserisce “Fammera mi segue ovunque con la sua mitica bellezza” non sappiamo esattamente se siamo pervasi da un sentimento di orgoglio o di gelosia per quel senso di appartenenza che, da sempre, rivendichiamo inconsciamente. Ma il monte Fammera non si scompone e continua a dominare la valle dell’Ausente, ignaro e superbo nei confronti delle emozioni che può suscitare e recita il ruolo di protagonista come ha fatto nella grande guerra quando si è prestato a teatro di resistenza con i rifugi identificati da storici che ben attestano la sua importanza.
E… quando cumuli di nubi lo incappucciano fa da padrone nelle credenze popolari che sentenziano: “Quando Fammera s’accappa, si oggi non ciove crai non scappa” (Quando Fammera è interessata di nubi scure se oggi non piove domani pioverà). Ma il monte Fammera spadroneggia ancora quando, come una signora imbacuccata, nasconde i suoi lineamenti creando in noi una strana cuoriosità.
Turbati, anche dalla strana colorazione rosea che solo per pochi minuti ci offre, non sappiamo se usare, nei suoi confronti esso o lui. Come fiore all’occhiello si compiace anche di sfoggiare una pietra imbiancata come una meridiana marcando gli innumerevoli mezzogiorni che non la appesantiscono. Sembra inconsueto decantare in questo modo una montagna che è poco più di una collina ma si tratta della nostra montagna e scusate se è poco! Il più bell’augurio che posso fare ad essa è di continuare a suscitare emozioni facendo da protagonista delle nostre esperienze in barba al fronte di sovrascorrimento!(Ausonia, Dicembre 2004)
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Angela Massa

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