Polizia Penitenziaria e Governo: una settimana di rapporti ‘complicati’

manifestantiUna settimana dopo le primarie del Partito Democratico, resta in piedi la vicenda Marrazzo che si arricchisce di nuovi particolari. Non considerando l’aspetto puramente voyeuristico della vicenda ovvero i gusti del governatore, e, nemmeno, l’utilizzo di stupefacenti, questo di per sé davvero grave soprattutto per Marrazzo, vale la pena considerare come questa settimana le forze dell’ordine siano state al centro dell’attenzione della stampa. Per lo più per fatti negativi. Primo tra tutti proprio il presunto ricatto nei confronti del Governatore. Cinque carabinieri che avrebbero compiuto tra i peggiori reati previsti dal codice penale: violenza privata, violazione di domicilio, perquisizione abusiva, minacce, estorsione. Senza alcuna cautela. Tanto sicuri e spietati, nei confronti del Governatore, da sembrare sciocchi. Praticamente certi di farla franca. La prima nota è che sarebbe davvero utlie capire dove trovassero tanta sicurezza. Sull’onda di questo fatto, ecco che la cronaca nazionale ne illumina altri. Tutti con protagonisti gli agenti di polizia penitenziaria. Uno in particolare: la morte di Stefano Cucchi. La storia è ormai nota. Stefano sta fumando uno spinello con un suo amico. Subisce un controllo e una perquisizione e gli trovano 18 grammi di hashish, qualche pasticca. Viene fermato e arrestato. E’ sano. Sta bene. Cammina sulle sue gambe. Viene trasferito in una caserma dei carabinieri. Alla famiglia vengono riconsegnate le chiavi della macchina e gli viene detto che trattasi di fermo a soluzione rapida, più una operazione di routine che altro. E’ la prima delle tre comunicazioni che la famiglia riceverà dalle istituzioni. La seconda li avviserà della detenzione ospedaliera e dell’impossibilità di vederlo senza l’autorizzazione del magistrato; la terza della morte di Stefano. Una storia brutta. E ancora una volta i protagonisti negativi sono nelle forse dell’ordine. In particolare la polizia penitenziaria che trasferisce Stefano, precedentemente pare in buone condizioni, dal tribunale dove si tiene il processo per direttissima al carcere. Non il primo caso di persona morta in carcere. Resta drammaticamente curioso che in un paese dove in 11 mesi sono morte 62 persone in carcere, trovi spazio solo la vicenda di Stefano. La settimana nera della penitenziaria, però, non finisce qui. La grave vicenda di Stefano, relativamente un certo clima nelle carceri italiane, viene avvalorata dal suicidio dell’ex Br Diana Blefari Melazzi, condannata all’ergastolo per aver partecipato all’omicidio Biagi, che di fatto mette in dubbio le capacità di controllo della polizia penitenziaria guarda caso proprio quando si dice la donna avesse intenzione di collaborare con le forze dell’ordine e, ultimo, dalla pubblicazione di un’audio shock registrato all’interno del carcere di Teramo: “Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto. Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto…”. Un concitato dialogo, tra il comandante delle guardie del penitenziario teramano Giuseppe Luzi e un agente, registrato in un nastro recapitato al giornale locale, di orientamento centro destra, La Città di Teramo. Con una lettera anonima. Anonima vale sottolinearlo. Sono cose spregevoli anche queste. Le seconde citata in particolare. Senza assoluto dubbio. E anche in questo caso vedono come protagonisti negativi uomini delle forze dell’ordine e sempre di polizia penitenziaria. Un caso che tre brutti fatti relativi a cattivi rappresentanti delle forze dell’ordine entrino sulle prime pagine dei giornali nazionali? Forse no. Il 28 ottobre a Roma, 40.000 poliziotti, secondo gli organizzatori, fonte ApCom, manifestato in corteo per le vie di Roma con lo slogan ‘La sicurezza è un diritto. E i diritti non si tagliano’. Protestano contro i tagli alla sicurezza del Governo e contro il mancato stanziamento nella Finanziaria 2010 di nuove risorse al comparto. Davanti al dipartimento della Funzione Pubblica partono frasi di contestazione contro il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Nel mirino dei manifestanti anche le ronde per la sicurezza del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Tra loro spunta un busto in cartapesta dedicato a Silvio Berlusconi: “Papi, come ci hai cucinato bene”. E ancora, ‘Meglio panzoni che coglioni’, recitava una maglietta ideata per l’occasione e indossata dal sindacato Coisp: chiaro riferimento alle frasi del ministro Brunetta che aveva dichiarato che “non è facile mandare i poliziotti sulla strada perché ci sono troppi panzoni che hanno fatto i passacarte tutta la vita, in strada se li mangiano”. Diceva Felice Romano, segretario del Siulp: “Ancora una volta siamo stati costretti a scendere in piazza per protestare contro la politica del Governo sulla sicurezza. E vogliamo che la nostra voce giunga a chi, pur avendo la responsabilità di governare il nostro Paese, dimostra sempre più spesso con i fatti di volersi in realtà limitare ad una politica di annunci. Si taglia sulle risorse delle Forze di polizia: si taglia anche quest’anno, con la prossima Finanziaria, sugli investimenti che servono a garantire il livello di sicurezza minimo. Il Governo non ha mantenuto le promesse fatte a poliziotti, poliziotti penitenziari, forestali e, soprattutto ai cittadini con i suoi programmi elettorali. Si inaspriscono le norme, aumentano i detenuti, aumentano i compiti delle Forze di Polizia e, diminuiscono sempre di più gli organici, le risorse e i mezzi. Con quali uomini, con quali mezzi si dovranno applicare queste nuove norme? Se non ci ascoltano non ci fermeremo qua”. E se gli agenti promettevano di non fermarsi, la risposta pare comunque essere già arrivata. Attraverso la stampa. Che ‘impallina’ gli agenti penitenziari per ben tre volte in brevissimo tempo. L’impressione che se ne ricava è che sulla pelle dei detenuti si combatta una battaglia cruenta, e pericolosa, in cui i reclusi, si badi bene quelli più scomodi (la brigatista) e quelli più ai margini e deboli, Stefano Cucchi e il “detenuto massacrato” (forse un extracomunitario?), rappresentano solo delle pedine. O muoiono nel dimenticatoio, come è accaduto per i tanti deceduti negli ultimi 11 mesi e prima, o diventano pedina di chissà quale partita. Comunque vada, già da tempo sembra che nessuno li consideri più come persone.

Leave a Reply