La nuova provincia

mangioneSi discute ormai da qualche tempo della istituzione della nuova provincia del Lazio Meridionale. Qualche domanda sulla nascitura provincia parte dalla convinzione che il proliferare di nuovi enti ha ormai assunto caratteri di inarrestabilità. Precisiamo che non si può essere d’accordo o meno sulla nascita di nuove province aprioristicamente, bensì fondando le proprie convinzioni sugli effettivi benefici e gli eventuali costi che la creazione di un nuovo ente comporta nei confronti della comunità che ne farà parte.Innanzitutto va ricordato che per istituire una nuova provincia l’iter parlamentare è quello del disegno di legge: per istituire 25 nuove province sono stati presentati altrettanti ddl e questo solo negli ultimi tre anni . Ora ci domandiamo se gli abitanti di una comunità avvertano la presenza, a tutti i livelli dell’istituzione provincia: tale constatazione deriva dal fatto che ormai le Regioni hanno assunto una estesa potestà legislativa in varie materie e questo dopo la riforma del titolo V della Costituzione varata nel 1999, che attribuisce a queste ultime competenze che prima erano dello stato centrale. Già questo basterebbe a porsi qualche interrogativo in più, ma proseguiamo esaminando le spese per l’istituzione di una nuova provincia: 50 milioni di euro servono esclusivamente per le relazioni tecniche. A questi 50 milioni di euro vanno sommati gli emolumenti per i consiglieri provinciali, il presidente, gli assessori, nonché le spese per tutti gli uffici necessari. Ci siamo chiesti quanti abitanti servono per dare vita al progetto di una nuova provincia: ne bastano 200.000. In teoria quindi, seguendo questo presupposto, nella penisola sarebbero istituibili altre 170 province, per un totale di 280. Calcolando cinquanta milioni di euro per ogni possibile provincia si arriva a cifre esorbitanti che ricadono inevitabilmente su tutti i cittadini del belpaese. Far nascere una provincia, oltre al lodevole proposito di avvicinare fisicamente i propri abitanti agli uffici di cui hanno bisogno, significa anche la creazione di nuove società miste, nuovi consorzi, enti e comitati di ogni genere e di riflesso di consulenze e incarichi vari. L’analisi della realtà italiana porta a considerare il fatto che mentre i comuni hanno una identità ben definita e storicizzata, la provincia nell’immaginario collettivo tende ad occupare un posto non ancora ben definito: un ente in pratica di cui non si avverte fino in fondo la funzione precisa. La nostra regione ha cinque province e Roma è considerata città metropolitana: di per sé questo appena citato apparato burocratico sopporta dei costi che aumentano annualmente e la creazione di una ulteriore provincia finirebbe per appesantire maggiormente le finanze statali. Sarebbe quindi opportuno chiedere il parere sulla creazione di nuove province a coloro i quali ne faranno parte attraverso una proposta “rivoluzionaria”: sarebbero disposti i nuovi abitanti e solo loro, escludendo la collettività, ad accollarsi per intero le spese per dar vita alla loro nuova provincia? Noi abbiamo qualche dubbio.

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