Il Referendum storia e funzioni

referendumIl referendum abrogativo è un istituto disciplinato dall’articolo 75 della Costituzione italiana. Per poter sottoporre alla volontà popolare l’abrogazione totale o parziale di una legge, tale istituto prevede 500.000 firme necessarie per la presentazione della richiesta. L’articolo 75 prevede anche la possibilità che cinque consigli regionali possano presentare la richiesta di referendum abrogativo. Il referendum non può proporre una nuova legge ne approvare un progetto di legge La materia della consultazione non può comprendere le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto o di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Necessario alla validità della consultazione è il numero dei partecipanti: per essere valido, il voto ha bisogno della metà più degli aventi diritto, cioè di coloro che eleggono i rappresentanti della Camera dei deputati. Presso la Corte di Cassazione e più precisamente, all’ufficio centrale per il referendum, si esplica il primo controllo di legittimità. Il giudizio definitivo sull’ammissibilità del quesito referendario lo applicherà la Corte Costituzionale, deputata ad accertare esaustivamente la mancanza di limiti preposti dalla Costituzione all’uso del referendum.
Dopo questi passaggi, il Capo dello Stato indice su deliberazione del Consiglio dei ministri il referendum che dovrà tenersi in una domenica ricompresa fra il 15 aprile ed il 15 giugno.
Una volta avvenuto lo scrutinio, in caso di responso positivo e cioè di abrogazione, il Presidente della Repubblica, attraverso un apposito decreto, dichiara l’avvenuta abrogazione degli articoli o dell’intera legge in questione.
Gli effetti dell’avvenuta abrogazione inizieranno a decorrere a partire dal giorno successivo a quello della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Va ricordato che l’istituto referendario è purtroppo rimasto per lungo tempo inapplicato e questo a causa della mancanza della legge di attuazione dello stesso. Tale legge ha visto la luce solo nel 1970. Si tratta della legge 15 maggio 1970 n. 352.
Ciò che preme ricordare in materia di referendum è che esso è l’unico istituto di democrazia diretta presente nel nostro ordinamento. Il nostro, infatti, è un sistema costituzionale di democrazia rappresentativa, dove il popolo delega i suoi rappresentanti, gli eletti appunto, ad esercitare la funzione legislativa. Il referendum, invece, permette al corpo elettorale di decidere se abrogare o meno una legge già esistente o se intende lasciarla in vita così come è.
Lungimirante ancora una volta fu lo sguardo dei nostri padri costituenti, i quali vollero inserire nel quadro costituzionale una correzione a quella che poteva diventare, e che diventò, una burocratizzazione del sistema costituzionale da parte dei partiti politici finalizzata ad estromettere sempre più le masse popolari dalla vita politica del paese.
Ovvio quindi capire le ragioni di una tale lentezza da parte dei partiti politici nell’approvare la legge di attuazione del referendum che appunto arrivò solo nel 1970, ossia ventidue anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione Italiana.

L’opinione

Il diritto alla possibilità di abrogare articoli di legge rappresenta un’importante strumento di incisione sulla vita costituzionale del nostro paese e tutti gli uomini politici di buon senso dovrebbero spronarci ad esercitarlo, anziché, in alcuni casi invitare tutti noi a non presentarci nemmeno al seggio . Il paradosso, permetteteci l’azzardo, potrebbe essere quello di ascoltare qualche rappresentante politico invitare tutti noi a non partecipare al voto in occasione di elezioni politiche o amministrative: siamo certi, tuttavia, che rimarrà solo un paradosso.

Oreste Di Vito

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