Cronaca di fine impero

Scorrono i titoli di coda insieme a tutte le contraddizioni del quarto governo Berlusconi. “Sconfiggeremo il cancro in tre anni”, promette il presidente del consiglio dal palco di piazza San Giovanni a Roma lo scorso 20 marzo. L’ennesima provocazione e modo per far parlare ancora di sé. Impossibile prenderlo ormai sul serio mentre il suo Governo porta avanti una politica nucleare e sugli inceneritori che promette l’esatto contrario. E intanto, uno scandalo dopo l’altro, chi gli sta intorno comincia a prenderne le distanze in modo sempre più evidente. Tanto da costringerlo a chiedere, sempre a piazza San Giovanni, un giuramento ai suoi candidati governatori regionali. Un atto di fede che non è più politica e che sempre più appare paura di restare solo, di essere abbandonato. Come gli preconizzava l’ex moglie nel maggio dell’anno scorso. Forse chi nel centrodestra vuol salvarsi, ha visto chiaramente la fine lo scorso il 5 dicembre durante il No B-day. Un milione di persone, lì si c’erano per davvero, radunate senza le pressioni e le prebende economiche del potente di Arcore. La domanda che ancora troppo poco spesso si pone chi sostiene il centrodestra, ma che pure comincia a tornare in modo sempre più insistente è cosa abbia realizzato davvero questo e gli altri governi Berlusconi negli ultimi venti anni. Nulla se non spaccare il Paese in fazioni che ne hanno rallentato sviluppo e la crescita. “Dove sono quelle leggi che un tempo avrebbero dovuto aumentare l’occupazione e oggi, in tempi di crisi, salvaguardarla?”, ci si domanda sempre da più parti. I redditi 2009 indicano che il presidente del consiglio ha aumentato i suoi introiti economici. Chi gli è stato vicino, fino a stendersi sotto i suoi piedi, anche. Ma a destra e sinistra, per le persone comuni, quelle che la mattina si alzano per andare a lavoro, quando ancora lo hanno, o andare a cercarlo, nella maggior parte dei casi, nulla è stato fatto. E anzi, se la pressione fiscale diretta non è aumentata, più subdolamente è cresciuta quella indiretta che è andata a compensare la spesa corrente, ormai fuori controllo, dello Stato. Quella spesa che ci tiene sull’orlo di un baratro che non è più solo la recessione e l’impossibilità a far ricrescere il Pil, ma la bancarotta. La Grecia non è lontana osserva chi tiene sotto controllo i nostri conti a livello europeo e intanto guarda ad Atene dove le manifestazioni si moltiplicano e l’economia si ritorce e collassa su se stessa. In tutto questo le inchieste di magistrati coraggiosi proseguono pur nelle mille difficoltà create dallo stesso Ministro della Giustizia pronto a muovere gli ispettori, in modo intimidatorio, non appena questi colgono la corruzione che si agita intorno alla corte del presidente. Corruzione e malcostume che ormai è ovunque per quanto il sistema dell’informazione, tenuto sotto scacco da un solo uomo, cerchi di ridurne la portata. Nell’ultimo mese, uno scandalo al giorno ha agitato le notti del Caimano. E’ un fiume in piena che sembra non conoscere sosta: protezione civile con tutti i suoi conti fuori controllo, il senatore illegittimo e coinvolto nell’inchiesta Broker, le pressioni sull’Agcom. E prima ancora lo scandalo sanitario, quello delle escort, i rapporti poco chiari con una diciottenne campana dal cognome che rimanda a un noto clan campano. In ultimo, in piena campagna elettorale, la chiusura autoritaria dei talk show televisivi sta rappresentando il più clamoroso degli autogol. Una parte sempre più consistente di cittadini, anche quelli che in passato avevano poca dimestichezza con il mezzo, sta iniziando a seguire sulla rete internet quegli spettacoli. E nota le differenze. In primis vi ritrova la libertà di espressione così come è sancita nel dettato costituzionale all’articolo 21. E allo stesso modo chi organizza questi talk show in rete comincia a godere dei vantaggi economici di un mercato pubblicitario che si indirizza sullo spettacolo più riuscito così garantendo un miglioramento della qualità dell’informazione. Un assist che la rete e il Paese stanno per ora utilizzando al meglio tanto che della tv, in molti, sempre meno sentono la mancanza. Pensavo che la televisione sarebbe finita con i suoi fruitori più anziani. Oggi mi sento di dire che i suoi fruitori le sopravviveranno.

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