Centro in movimento… Pdl+Udc o Pd(al quadrato)+c, ovvero Pd+Udc?

udcIl centro si muove. O almeno ci riprova. E’ almeno dal 1992, subito dopo “Tangentopoli”, che le forze politiche che si rifanno, o vorrebbero rifarsi, ai valori propri del centro, l’area che si colloca a metà tra i progressisti e i conservatori nello spettro politico, provano a ricreare un partito che accolga tutti i moderati. I tentativi dal 1992, quando la Democrazia Cristiana fu spazzata via dai suoi errori e dalle conseguenti inchieste giudiziarie sui suoi innumerevoli casi di corruzione interni, sono stati innumerevoli: Centro Cristiano Democratico (Ccd), Cristiani Democratici Uniti (Cdu), Democrazia Europea (De), poi confluiti nell’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (Udc). E ancora Partito Popolare Italiano (Ppi), poi confluito in Democrazia e Libertà – La Margherita (Dl), Popolari Udeur (Udeur), Democrazia Cristiana per le Autonomie (Dca), Rinnovamento Italiano (Ri) e Unione Democratica (Ud) confluiti in Dl, Patto Segni, Riformatori Liberali, Italia di Mezzo e Movimento Repubblicani Europei (Mre). Solo per citarne alcuni tralasciando i partiti e movimenti ancora più raccolti e di breve durata. A oltre quindici anni dalla stagione di Tangentopoli, che prometteva una rivoluzione morale nella classe politica italiana, il primo dato piuttosto certo è che il bipolarismo puro, così come promosso dal presidente del consiglio Berlusconi e, a sinistra, dall’ex segretario Pd Veltroni, ha fallito. Come avviene ciclicamente, riprende quindi forza il tentativo di un partito di centro che raccolga quell’elettorato cattolico, ma anche laico, che non vede nelle contrapposizioni nette un modo valido per governare il paese Italia. L’esplosione di nuovo centrismo, vale la pena sottolinearlo, è però stata favorita anche, e in buona parte, proprio dagli errori commessi da progressisti e conservatori negli ultimi anni. L’ultima settimana politica merita quindi un po’ d’attenzione, nonostante l’enormità della premessa. Ripartendo dalle primarie che hanno nominato Pierluigi Bersani segretario del Partito Democratico, è interessante notare come il leader Pd si sia innanzitutto preoccupato di mandare segnali, in vista delle elezioni regionali di marzo, verso i centristi di Casini. Centristi che, a loro volta, hanno accolto Francesco Rutelli. Il 27 ottobre, infatti, l’ex sindaco di Roma e candidato alla presidenza del consiglio nel 2001 per il centro sinistra, ha abbandonato ufficialmente il Pd, avviando il progetto di un nuovo partito moderato e riformista che entri nella Costituente di Centro di Pierferdinando Casini. casini pierferdinandoE che cos’è allora questa Costituente di Centro verso cui molti moderati, specie addetti ai lavori, guardano sempre con sempre maggiore interesse? Brevemente, la Costituente di Centro nasce dall’idea di unificare tutte le forze centriste di diversa estrazione presenti nel panorama politico italiano in un’unica forza politica unitaria che si richiami ai valori del cristianesimo democratico. Nasce come progetto elettorale di cui si fanno promotori l’Udc e il Movimento Federativo Civico Popolare, anche detto Rosa Bianca o Rosa per l’Italia (fondatori gli ex ministri Bruno Tabacci e Mario Baccini). Dall’11 al 13 settembre scorso si sono tenuti a Chianciano Terme gli Stati Generali del Centro. Numericamente il suo bacino elettorale è enorme, attualmente i suoi consensi sono in crescita. E lo sanno bene da destra e da sinistra da dove, infatti, non mancano i corteggiatori. Per il centro sinistra, la Costituente di Centro costituisce infatti un appoggio con cui pareggiare, quando non superare, i consensi del Pdl. Per il centro destra, invece, una valida alternativa con cui riuscire a fare a meno della Lega Nord e dei suoi eccessi. E far fuori la Lega dal gioco politico converrebbe a tutti. Anche al centro sinistra che infatti apre al Pdl sulla questione giustizia. A ogni modo, nonostante le smentite d’ufficio, l’alleanza tra centro sinistra e Costituente di Centro è già in fase avanzata e ha già regalato benefici effetti riuscendo a limitare le sconfitte del Partito Democratico alle ultime elezioni provinciali. Riproporla quindi a livello regionale? Possibile, specie se si osservano le posizioni piuttosto moderate nel centro sinistra. Dal centro destra, però, fiutato l’accordo, si sta correndo ai ripari. E’ proprio della settimana scorsa, 6 novembre, l’incontro Berlusconi – Casini incentrato sul tema giustizia ma al cui termine il leader centrista ha fatto intendere di voler correre da solo alle prossime elezioni pur mostrando segni di distensione al vecchio alleato verso cui, allo stesso tempo, solo il 15 settembre durante una puntata di Porta a Porta, era stato tutt’altro che tenero («L’Udc fa parte del Ppe, mi parrebbe logico che si alleasse con noi anche in Italia. Ma pensano alla politica dei due forni, agli assessori e alle clientele». Silvio Berlusconi ha appena finito di lanciare strali al suo partito che Pier Ferdinando Casini chiama Porta a Porta . «Non è giusto ridicolizzare la posizione di chi è stato all’opposizione sia di Prodi che di Berlusconi — dice —. La scelta di convenienza sarebbe stata opposta. Ma se Berlusconi dice che puntiamo alle clientele vuol dire che non faremo alleanze con il Pdl alle Regionali, lui non avrà difficoltà…». «Auguri», replica gelido il Cavaliere. «Bene, buon lavoro a lei», chiude Casini. Una mossa tattica di Casini mentre si limano le alleanze? Per chiedere di più al Pd? Per evitare gli attacchi dai giornali del cavaliere? (vedi casi Boffo, Fini, Mauro…) Per mandare, da parte di Berlusconi, un messaggio alla Lega Nord sulla sua non indispensabilità al governo nella riforma della giustizia e non solo? (Il Giornale e Il Messaggero di Roma il giorno dopo l’incontro hanno addirittura ipotizzato il voto nazionale anticipato) Molto probabile. Al momento resta il fatto che tutti sembrano aver bisogno dei centristi seppure chi rischia di più nel perderli è proprio chi appare oggi politicamente più forte, ovvero il Pdl. Per una ragione quasi ovvia. La bocciatura del Lodo Alfano, ma soprattutto gli scandali con le escort a Palazzo Grazioli hanno di fatto indebolito il partito di governo tra i suoi elettori cattolici che, disorientati dai comportamenti personali del premier, sono andati spostandosi verso il centro. Proprio per questo è bene tenere a mente il caso dell’ex direttore di Avvenire Dino Boffo. Probabilmente pressato da questi lettori, ed elettori, cattolici e moderati, Boffo si era lasciato ad andare ad alcuni editoriali in cui, in modo molto blando, aveva invitato il presidente Berlusconi a un comportamento più attento nelle sue vicende private. Immediata era arrivata la replica dalla pagine de Il Giornale, il quotidiano della famiglia Berlusconi, che aveva rispolverato una notizia, in realtà già pubblicata prima dell’estate, con molto meno clamore, dal settimanale Panorama ovvero una condanna per molestie. L’emorragia verso il centro, però, non si è fermata e ha, paradossalmente, rafforzato il progetto della Costituente di Centro il cui obiettivo è ormai dichiarato: offrire all’elettorato cattolico del Pdl una risposta politica moderata e che non si lasci corrompere dagli estremismi della Lega Nord. A verifica del clima non proprio idilliaco tra Pdl e Lega, oltre alle tensioni sulle candidature alla presidenza in diverse regioni del nord Italia, immediatamente dopo l’incontro Casini – Berlusconi, basti citare quanto accaduto giovedì e venerdì a seguito della puntata di Annozero dedicata al Caso Fondi. Per il Comune di Fondi, come è noto, il prefetto di Latina Bruno Frattasi, e successivamente, il ministro Maroni condividendone la richiesta, avevano proposto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, proposta bocciata due volte dal Governo. Durante la puntata di giovedì dal titolo ‘Profumo di Mafia’, il senatore Pdl Claudio Fazzone, ex presidente del consiglio regionale del Lazio (37mila consensi alle ultime regionali tanto da far parlare di lui come futuro governatore), aveva dichiarato di voler querelare il Prefetto. A breve giro di posta, la difesa, parsa non tanto d’ufficio, del ministro (7 novembre): “Ho condiviso parola per parola quella relazione e se qualcuno vuole querelare il prefetto di Latina allora dovrà querelare anche il ministro dell’Interno. Non credo sia corretto attaccare una persona che non ha gli strumenti per difendersi – ha aggiunto Maroni le cui parole sono state accompagnate da un grande applauso della platea presente al convegno nazionale dei prefetti che aderiscono all’ Anfaci – ma se il ministro dell’Interno condivide un atto e lo firma, ne condivide sempre anche la responsabilità e io mi assumo sempre le mie responsabilità”. Ai più è parso un segnale al Pdl mentre proprio in queste ore, a Montecitorio, va in scena il faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sulla riforma, ancora (!), della giustizia. All’ordine del giorno accorciare la durata dei processi e le norme per la loro prescrizione. Questione di priorità…

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