Berlusconi e Dell’Utri spa

berlusconiUna settimana dopo l’altra si delinea la strategia a breve termine del Governo Berlusconi in tema di giustizia. Ci eravamo lasciati ai litigi interni, veri o finti che fossero, e una settimana dopo registriamo le presa di posizione del premier che venerdì scorso, tornato in Italia, prima di ripartire per la Bielorussia, ha tuonato contro alleati infedeli, “Su ogni tema si decide a maggioranza e chi non è d’accordo occorre che si adegui. Chi non condivide è fuori”, sulla riforma della giustizia, “è assolutamente necessaria”, sulla televisione pubblica e i suoi programmi, “Ogni giorno vanno in onda sulla Rai, la televisione pubblica, processi contro il governo e la maggioranza. Questi processi devono finire”, sulle indagini per mafia che lo riguarderebbero da parte di tre Procure (curioso che ad anticipare un presunto avviso di garanzia siano Libero e Il Giornale), “è in atto un tentativo di far cadere il governo condotto soprattutto dalla magistratura che ha preso una deriva eversiva”. E avrebbe parlato, peraltro poi la notizia è stata smentita, di un “Paese sull’orlo della guerra civile”. Non contento, due giorni dopo, ha rincarato la dose “Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura lo strozzo”. La stessa idea che molti nel clan dei casalesi hanno in mente per, ad esempio, Roberto Saviano autore di Gomorra. Fuori dalle righe, fa strano che chi ha il compito di rappresentare lo Stato, e dà una scorta allo scrittore, pensi questo di chi scrive di criminalità. Se fossimo negli agenti e militari impegnati in quella scorta, ma anche in tante altre, saremmo molto preoccupati. A ogni modo in questa settimana la maggioranza ha fatto quadrato, o almeno ha tentato di raggiungere quella forma, e si è un po’ ricompattata. E domenica, a chiudere il cerchio sulle indagini per mafia, smentite dalla Procura di Firenze, sul premier, ecco le affermazioni a Rai 3 (In mezz’ora), del senatore Marcello Dell’Utri, già condannato a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione di tipo mafioso dopo avere in altro processo patteggiato una pena di due anni e tre mesi per frode fiscale. Al di là del fatto che a parere di chi scrive, un condannato per un reato così grave, seppure ancora solo in primo grado, non avrebbe alcun diritto di avere addirittura mezz’ora sulla televisione pubblica (vedi anche Totò Cuffaro – in foto con Dell’Utri)cuffaro-dellutri, in attesa della sentenza di appello, Dell’Utri, tra l’altro fondatore di Forza Italia nel 1993 e stretto collaboratore del premier sin dagli anni 70 essendo socio di Publitalia ’80, ha riferito le sue personali impressioni sulle affermazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Questi parla di Dell’Utri come uno tra i mandanti degli omicidi Falcone – Borsellino e di uno dei protagonista dell’accordo con stato – mafia del 1993, contemporaneamente e immediatamente dopo gli attentati che colpirono Maurizio Costanzo, Roma, Milano e Firenze. Per Dell’Utri “E’ evidente che Gaspare Spatuzza non dice assolutamente niente. Dai verbali di questi interrogatori si evince che non dice assolutamente nulla. Parla dicendo lui stesso ‘queste cose le ho sentite dire’, ma non sa nulla e non poteva sapere nulla. Si appoggia a tali Graviano, i quali hanno in un altro interrogatorio dichiarato ‘noi a questo Spatuzza non diamo nessuna importanza’. Non so dove tirano fuori questi elementi per formulare accuse così gravi”. E ancora: “Non lo so, può inventarsi qualsiasi cosa. Dirà quello che già è stato evocato: gli accordi con la mafia da parte mia come referente siciliano che non esistono e non possono esistere perché non ci sono mai stati, nè io mi sono mai occupato di questo. Figuriamoci addirittura si risale al ’92, anni in cui si pensava solo a lavorare e a fatturare. Forse nessuno può immaginare che cosa era l’avventura imprenditoriale e di lavoro di Silvio Berlusconi in quegli anni”. Vien da pensare che probabilmente nessuno lo può immaginare anche perchè, tuttora, resiste un cono d’ombra su da dove venissero i capitali iniziali utili a creare Edilnord, la ditta edile con cui il premier edificò Milano 2 e poi quell’impero economico oggi conosciuto anche come Mediaset. Ma Dell’Utri aggiunge: “Il mio processo in appello aveva un percorso molto normale, – dice Dell’Utri – davanti a una corte di magistrati che credo non fossero politicizzati mi sono difeso in maniera assolutamente tranquilla, mi aspettavo che si andasse adesso a sentenza non dico di assoluzione, ma più giusta, più meditata. Poi vengono buttati dentro tutti questi verbali, perché non si voleva far chiudere un processo, possibilmente anche in maniera positiva”. Naturalmente Dell’Utri non entra nel merito delle accuse che lo riguardano e che hanno portato alla condanna in primo grado e tantomeno gliene chiede conto la conduttrice Annunziata (sigh!). Ma la chicca finale sul perchè Berlusconi preferisca, in generale, non farsi processare è da piccola antologia e un giorno i nostri figli ce ne chiederanno conto: “E’ un carattere diverso: lui è indignato in maniera allucinante perché ritiene una vera ingiustizia essere accusato semplicemente di cose inesistenti”. Eheheh… ve lo immaginate il premier che all’arrivo dell’avviso di garanzia grida “E’ un’ingiustizia!” (sembra Calimero)?. Al di là delle facili battute, chiudiamo così questa settimana. Con un suggerimento che lo stesso Dell’Utri dà a tutti noi. Se, malauguratamente, siete accusati di qualche reato, vi ritenete innocenti e avete un carattere particolare… “diverso”… simile a quello del presidente del consiglio, vi invitiamo a indignarvi, a ricusare il magistrato che vi indaga, a definirlo una toga rossa in preda a delirio di onnipotenza che vuole sovvertire l’ordine che voi avete costituito, che so, nella vostra famiglia. E, meglio ancora, dite che vi ha messo sotto processo solo perchè, oltre a essere rosso, sta insidiando vostra moglie o la vostra fidanzata… O vostra madre. O le vostre figlie. O i figli… Le variazioni sul tema sono infinite… E se proprio non riuscite a chiudere così le vostre pendenze con la giustizia, abbiate fede. alfano mancinoIl ministro della giustizia (la g minuscola non è un errore di battuta) Angelino Alfano è stato perentorio: “Si farà e il livello di impatto sarà dell’1% che fa riferimento a oltre 3,3 milioni di procedimenti pendenti”. Non così il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Nicola Mancino (sigh!): “Allo stato nessuno può dire con sufficiente certezza a quanto ammonti la percentuale dei processi che ricadrebbero nella sanzione di estinzione ipotizzata nel disegno di legge in discussione, sono a rischio, per effetto del ddl sul processo breve reati di “sicuro rilievo sociale” come gli omicidi e le lesioni con colpa professionale, reati di natura economica e finanziaria o contro la pubblica amministrazione”. Insomma, dettagli…

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