Prosegue la protesta degli studenti della facoltà di ingegneria di Cassino, che già lo scorso lunedì aveva visto protagonisti gli stessi in un sit in di studio sulle scale della facoltà scientifica cassinate. Ieri si e’ discusso in assemblea di una nuova forma di collaborazione degli studenti delle diverse facoltà, in particolare Lettere ed Ingegneria. I ragazzi sono arrivati a formare un vero e proprio comitato denominato Unicas (associazione studenti per l’università), composta da tre amministratori per facoltà. Deborah Casinelli, responsabile per ingegneria ne spiega le prospettive e le prossime mosse:” Le prossime iniziative di questo comitato saranno: un’assemblea lunedì alle 10 tra gli studenti e i rappresentanti di ogni facoltà per informare gli studenti sul DDL e sulla manovra economica e unire ancora di più tutto l’ateneo e poi in un prossimo futuro si cercherà di organizzare un’assemblea con i presidi delle facoltà ed il rettore per illustrare agli studenti la situazione che subirà il nostro ateneo a partire da settembre. Intanto i docenti hanno emanato un comunicato stampa che illustra la nuova situazione riguardo al blocco degli esami”.
Comunicato stampa dell’Assemblea odierna dei docenti d’ingegneria
I docenti della facoltà di Ingegneria dell’Università di Cassino permangono nello stato di agitazione permanente proclamato il 15 giugno u.s., e prendono atto con soddisfazione dell’estensione dell’agitazione ad altri atenei.
I docenti aderiscono al documento sottoscritto dalla Conferenza Dei Presidi delle facoltà di Ingegneria che esprime forte opposizione al D.L. 31\05\2010 ( manovra finanziaria) ed, inoltre, in relazione al DDL 1905 ( disegno di legge Gelmini) segnala la concreta possibilità che:
1) i ricercatori non assumano titolarità di insegnamenti per l’AA 2010\2011
2) i professori associati ordinari non assumano incarichi al ricoprimento di insegnamenti lasciati scoperti dai ricercatori.
A partire dal 5 luglio e con lo scopo di non penalizzare oltre gli studenti di Ingegneria, i docenti riprendono temporaneamente tutte le attività didattiche e dicidono, allo scopo di meglio diffondere all’esterno le ragioni della protesta, di svolgere esami e\o sedute di laurea in luoghi o orari non necessariamente convenzionali.
I docenti si riconvocano per giovedì 15 luglio p.v. per decidere le modalità di prosecuzione della protesta.

Cresce lo stato di agitazione degli universitari a Cassino. Ieri mattina alcuni
Ancora una volta per capire quello che sta succedendo in Afganistan bisognerà aspettare che il caso dei tre operatori italiani si risolva. E’ bene, però, ricordare quello che Emergency fa, dal 1994, data della sua fondazione, ad oggi. Emergency è una organizzazione non governativa il cui scopo principale è quello di portare assistenza nelle zone del pianeta dove una qualunque forma di guerra imperversi. Emergency opera, fra le altre zone, in Africa, in Cambogia, in Iraq, in Sierra Leone ed appunto in Afganistan. Dal 1994 Emergency ha creato un centro radio chirurgico in Sudan, più tre centri pediatrici in Sierra Leone, un centro di maternità in Afganistan, sette centri medici in Iraq. Più di tre milioni di persone ha incontrato Emergency sulla sua strada. Strada, ricordiamolo, fatta di volontari, medici ed altre figure professionali di vario genere con alte specializzazioni in campo medico. Lo stesso Daniele Mastrogiacomo di Repubblica deve la sua liberazione all’intervento di Gino Strada, senza il quale poco avrebbe potuto il governo dello stato italiano, questo per dire quello che Emergency, fra le altre cose riesce a fare. In uno dei suoi libri più struggenti, Pappagalli Verdi, Gino strada racconta e riassume la forza devastatrice delle mine antiuomo: lo scempio dell’essere umano, quando gli esplodono addosso, le volte che le mutilazioni prodotte dai pappagalli verdi si sono materializzate negli ospedali dove il chirurgo italiano opera, giorno e notte, con il suo staff. Il centro chirurgico teatro dell’ultimo episodio di cronaca che ha visto protagonisti i tre operatori italiani a Lashkar Gah è intitolato a Tiziano Terzani, uomo nobile di tradizione pacifista. “Cosa vorresti fare da grande? Quando ero un ragazzino, rispondevo il musicista o lo scrittore. Ho finito col fare il chirurgo, il chirurgo di guerra con precisione. E ho chiuso da tempo con la nostalgia ed il rimpianto di non sapere suonare uno strumento né scrivere un romanzo”. In questa risposta c’è la ragione intrinseca di una scelta di vita, quella di Gino Strada e successivamente di sua moglie Teresa Sarti, da poco scomparsa, al fianco non degli ultimi, per quello ci sono le liturgie dei caritatevoli, ma delle mutilazioni degli ultimi, che hanno un nome: Pfm1, mine antiuomo di produzione sovietica di colore verde lucente, capaci di far credere a chi le guarda di trovarsi di fronte a meravigliosi volatili a causa della loro conformazione da ali d’uccello. Poi fai il conto e scopri che vi sono 110 milioni di mine antiuomo sparse per il globlo, il che significa 110 potenziali esseri umani mutilati, quando sopravvissuti. E poi c’è Gino Strada, che fa la guerra a quelle mine.

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