Maroni il leghista

vignetta satira caricatura maroni lega nordRosarno. Calabria. Succede quel che deve succedere. Che uno Stato che ha abdicato al controllo del territorio, deve trovare scuse per raccontare quello che accade. Quando ho sentito il ministro degli interni Roberto Maroni parlare delle rivolte avvenute negli ultimi giorni in quei territori perché dovute alla troppa tolleranza offerta agli immigrati negli ultimi anni, mi sono chiesto, oltre a ricordare che l’autore della legge Bossi – Fini è stato proprio un governo di centro destra, a chi si rivolgesse davvero. Agli italiani tutti? O solo agli italiani del nord? Perché esistono due percezioni diverse del fenomeno migratorio in Italia. Una cosa sono gli immigrati al nord. Una cosa al centro. Un’altra al sud. E c’è differenza tra la percezione di uno straniero in una grande città e in una piccola. Mancano tre mesi alle elezioni, non dimentichiamocelo, e Maroni rappresenta, oltre al ministero degli interni, una forza politica che trova i suoi voti quasi, se non esclusivamente, nel nord Italia. Maroni, parlando di Rosarno, quasi non considera la questione ‘ndrangheta nelle sue riflessioni. Se non per dovere di ministro che a domanda risponde: “Se la ‘ndragheta avesse voluto far scoppiare qualcosa lo avrebbe fatto in Friuli, non di certo a casa propria, richiamando ben 120 investigatori in più”. Ma, mi chiedo, chi lo ha detto che la ‘ndrangheta abbia voluto far scoppiare qualcosa? Perché dobbiamo dimenticarci dei fatti? Raccontiamoli: accade che quattro immigrati vengono feriti con un’arma ad aria compressa. Nella zona di Rosarno dove risiedono la maggior parte degli stranieri, si diffonde la notizia che i quattro sarebbero morti. Scoppia la rivolta e gli stranieri scendono in strada. Simile a quanto avvenuto a Castelvolturno nel settembre 2008 dove uomini del gruppo Setola, ala stragista dei casalesi, precedentemente avevano ucciso sei stranieri. A sua volta, la popolazione locale, reagisce contro gli immigrati in una furiosa caccia al nero. Dunque, se ne trae che la ‘ndrangheta non fa scoppiare nulla e, semmai, il detonatore è un’aggressione, l’ennesima, di comuni cittadini. La ‘ndrangheta, infatti, non spara con i fucili ad aria compressa. E quando spara, uccide. Tra i locali, però, quando scende in piazza la popolazione calabrase, vengono arrestati appartenenti ai clan Pesce e Bellocco. Dietro una reazione così veloce da parte della popolazione locale ci sono, in linea di massima, due possibili cause: la prima potrebbe essere l’esasperazione delle popolazioni nei confronti degli stranieri. La seconda, un’organizzazione radicata sul territorio che, da padrona, riesce a muovere velocemente un gran numero di persone. Ed è molto facile, in un territorio pervaso dalla criminalità, che la dietro la prima causa, si nasconda in realtà la seconda. Perché? Anche qui due possibili interpretazioni: una settimana prima della rivolta di Rosarno, una bomba rudimentale viene posta sotto gli uffici della Procura di Reggio Calabria. In risposta, dal ministero vengono inviati forze di polizia e altri magistrati. Ci potrebbe quindi essere la volontà di sviare l’attenzione. Oppure, più politica, far vedere a chi deve vedere che “Noi ‘ndrangheta, siamo i soli padroni del territorio. Possiamo sedare, e all’occorrenza alzare, una rivolta quando vogliamo. Possiamo dirigere i nostri voti dove vogliamo e, alle prossime regionali, ve ne accorgerete”. Che quanto succeda in Calabria sia un concorso di più cause? Crescente intolleranza tra le popolazioni locali ma anche ribadire il controllo sul territorio da parte della criminalità? Se anche fosse, in entrambi i casi, ancora una volta, due gravi episodi in una settimana sarebbero la prova che la Calabria costituisce una parte del territorio italiano abbandonata dallo Stato. Dove è possibile mettere una bomba davanti la Procura. Sparare contro degli immigrati. Vedere in atto una rivolta. E una contro rivolta. Un inciso: a Natale il Governo ha celebrato l’alto numero di arresti nei confronti di persone affiliate alla criminalità organizzata. Ma quanti sono davvero gli affiliati? Il volume di affari della criminalità negli ultimi anni è salito esponenzialmente. Si presume anche il numero di affiliati. Se allora gli arresti sono aumentati, rispetto a che numero? Non ve la tiro e concludo: Maroni spiega al suo elettorato per le Regionali del nord che quanto accade in Calabria nasce dalla troppa tolleranza che avrebbe scatenato una forte intolleranza come ce ne è nel nord Italia. Dove però nulla accade, lascia intendere, perché lì c’è la Lega e una cultura diversa, mentre al sud, dove lo Stato è assente perché la politica è corrotta e nessuno rispetta nulla, un immigrato è libero di fare quello che vuole. Maroni c’è lo ricordiamo recentemente anche per il Caso Fondi. Senza entrare nel merito di quanto accaduto, mancato scioglimento del locale consiglio comunale per infiltrazioni di carattere criminale, nello specifico, ancora una volta, ‘ndrangheta, in quel caso Maroni, lette le conclusioni del prefetto di Latina Bruno Frattasi, si era espresso a favore dello scioglimento del Comune. La sua proposta era stata rigettata dal Consiglio dei Ministri. Un altro avrebbe dato le dimissioni. Lui noi. Dopo tutto a Maroni cosa importa della Calabria, del Lazio, della Sicilia o di qualsiasi altra Regione a sud del Po? Lui parla all’elettorato del nord. Lo hanno eletto loro ed è da loro che deve farsi capire. Usando le categorie che l’elettorato del nord riconosce. Ovvero che il sud è arretrato, che c’è poca cultura, che lo Stato è assente, che verso gli stranieri c’è troppa tolleranza … Che poi al sud il ministro non abbia alcun credito, cosa importa? … Tanto quanti voti prende la Lega Nord laggiù? Due?

Due parole su Bettino Craxi

Bettino CraxiProvando ad andare oltre a un elenco di annotazioni facile da trovare anche su wikipedia, non so esattamente che senso abbia parlare oggi di Craxi(in foto la statua ad Aulla), come accade, visto che siamo così vicini ai fatti che lo videro protagonista. A ogni qual modo proviamo. E’ la moda visto che il prossimo 19 gennaio sono dieci anni dalla morte. Partiamo da wikipedia. Craxi nasce nel 1934 e muore nel 2000. Facciamoci un po’ di domande. Dieci anni dopo la morte, Craxi è già storia d’Italia o è ancora cronaca? Il leader socialista è morto un anno prima della caduta delle torri gemelle a New York. Siamo già così lontani dal craxismo per poter riflettere lucidamente su cosa è stato per l’Italia? Ancora meglio, non ci sono fin troppe persone che aspirano a vedersi eredi del craxismo? Fino in punto di morte, dall’esilio, Craxi ha continuato a dispensare pareri e opinioni sulla politica italiana. E consigli. A chi? Verosimilmente a tutti i “figli” politici oggi dispersi nel centro destra e nel centro sinistra. Onora il padre, è scritto nella Bibbia. E io credo si riferisca a quando è vivo. Un po’ di storia. Il 29 aprile del 1993 simpatizzanti e parlamentari di Lega Nord ed Msi urlano ladro a chi aveva votato contro l’autorizzazione a procedere nei confronti del leader socialista che aveva chiamato tutti i partiti a rispondere di finanziamento illecito. Il giorno dopo, spinti da tutti i giornali e le televisioni, pubbliche e private, simpatizzanti di Lega, Msi e Pds marciano verso l’hotel Rafael, dimora di Craxi,per lanciargli contro oggetti, insultarlo e cantilenarlo. Nel maggio 1994 Craxi sceglie l’esilio… O la latinanza. Esattamente due mesi dopo la vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni insieme a Lega Nord ed ex Msi, un mese prima che la nazionale partecipi ai mondiali di calcio del 1994. Nessuno di chi oggi vuole alzargli una statua (nel 2007 Veltroni provò a intitolargli una via a Roma), all’epoca difese Craxi. Nè in Parlamento, nè immediatamente dopo. Nel gennaio 2008, però, un altro Parlamento applaude Mastella e il suo discorso sulla famiglia… ovvero la difesa della consorte dalle accuse della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Una bella differenza. Nel 1993 si aveva paura, si disse, visto che si era sotto un golpe giudiziario, si dice. Oggi molti di coloro che all’epoca stettero in silenzio, sono lì che vogliono alzare una statua a Bettino. Statue che di solito in Italia alziamo quando vogliamo lavarci la coscienza. E allora non poniamoci troppe domande che poi ci rimaniamo male. Facciamole lavorare queste aziende del bronzo. Craxi era molto corpulento. Servirà più bronzo… E meno male che Mastella lo hanno applaudito.

p.s. sono certo che, diciamo due anni dopo aver innalzato quelle statue a Craxi, su qualche giornale di provincia troveremo che in una di quella città che ha innalzato una stuatua… sfogliando con attenzione, in basso, scritto piccolo con un foto minuscola… Titolo: “La statua di Craxi chiede pulizia; sommario: il guano dei piccioni l’ha resa irriconoscibile”

Nota a Margine, facciamo informazione. Silvio Berlusconi, 19 gennaio 2007: “A sette anni dalla scomparsa, la figura di Bettino Craxi si staglia sempre più netta sulla scena della sinistra italiana che ha perduto con lui l’ultimo vero protagonista del riformismo. L’azione politica di Craxi – aggiunge – resta un esempio di modernità e di libertà. Craxi morì portando sulle sue spalle il peso e le responsabilità di un sistema politico in cui aveva dovuto muoversi ma del quale aveva saputo obiettivamente riconoscere e denunciare i difetti, le ambiguità e i rischi. Oggi appare evidente che fu l’unico statista a tentare di portare l’Italia fuori dalla partitocrazia. Ma il suo tentativo di riforma istituzionale fu avversato con ogni mezzo dai veti incrociati del partito comunista e della sinistra democristiana; da quel ceto politico, cementato dal compromesso storico, che oggi vede ricomposti e protetti i propri interessi nell’attuale governo (n.b.:Prodi). Proprio perché non discende da una cultura riformista, la sinistra italiana appare incapace di emendarsi e di tutelare gli interessi nazionali. Questa sinistra, in definitiva, sconta la colpa di aver rinnegato uno dei suoi uomini migliori, che aveva vinto la lunga battaglia di libertà con il Pci e che per questo andava eliminato dalla scena politica”.