27 Gennaio… Giorno della Memoria

« Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. » Questa e’ la poesia di Elie Wiesel che racconta il suo primo giorno di prigionia alla sola eta’ di quindicia anni. La letteratura dello sterminio ha lasciato una mole immensa di testimonianze, racconti e storie sulla parabola dell’Olocausto. Proprio la poesia, forse più di ogni altra forma di letteratura, riesce attraverso la sua forza evocativa a lasciare il segno. Un segno indelebile su ognuno di noi, che richiama alle immagini delle baracche di Birkenau che si spalancano a perdita d’occhio, che ci fa vedere la torre che bisogna attraversare per coprire il percorso di Birkenau. Un luogo scomodo, difficile da raggiungere, non solo con la mente. Le centinaia di migliaia di visitatori che ogni anno giungono in Polonia infatti si fermano ad Auschwitz I, solo i più testardi decidono di proseguire, di fare tre chilometri in più. E poi fermarsi di fronte alla judenrampe, il punto di arrivo dei convogli provenienti da mezza Europa dai quali scendevano i deportati. Li avveniva la prima selezione: a destra quelli destinati alle camere a gas, a sinistra tutti gli altri ovvero coloro che avrebbero lavorato, mangiato 350 di pane al giorno, il cui peso corporeo sarebbe arrivato, per i più fortunati, a 35 kg.
Birkenau e’ un secolo fatto luogo: arrivo’ a contare 500000 prigionieri, 22000 morti al giorno. Birkenau e’ un luogo che tutti dovremmo visitare: e’ un viaggio dentro la sciagura dell’uomo. Sciagura senza appello.
Oreste Di Vito

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