Pierangelo Ambroselli di Ausonia rappresenterà, in qualità di delegato, la ciociaria e Ausonia al primo congresso dell’Italia dei Valori a Roma il 5-6-7 febbraio prossimi. E’ una delle decisioni prese nella settimana appena conclusa al termine dell’assemblea provinciale degli iscritti Idv a Frosinone nel corso della quale, per l’appunto, sono stati eletti i 20 delegati nazionali che parteciperanno al prossimo congresso nazionale IDV. Presenti all’incontro la coordinatrice provinciale Viviana Fuoco, il consigliere provinciale Pio Riggi, il segretario regionale senatore Stefano Pedica e l’onorevole David Favia nominato dall’onorevole Di Pietro garante nazionale del partito. Erano, inoltre, presenti all’incontro i cinque candidati dell’Idv per la provincia di Frosinone. Nell’occasione i cinque sono stati presentati agli iscritti: Romolo Rea di Arpino, Giuseppina Bonaviri di Frosinone, Anna Maria Tedeschi di Roccasecca, Aldo Germanelli di Ausonia e Francesco Battisti di Ferentino. Senza dubbio per Ausonia, questo costituisce un successo senza precedenti. Non solo un candidato alle Regionali, come non era mai avvenuto nella storia democratica di Ausonia, ma anche un delegato al congresso nazionale, sono due basi su cui sviluppare un progetto di crescita per il territorio della Valle dei Santi e per tutto il basso Lazio ricompreso nella Provincia di Frosinone.
Pierangelo Ambroselli delegato per la Valle dei Santi al 1° congresso nazionale dell’Idv
- Autore: Francesco Furlan : : Pubblicato: Jan 17th, 2010 : : Commenti: None
- Categoria: Comune di Ausonia, Frosinone e provincia
Il Pozzo di Isacco: raccolta alimentare per i bambini di Bucarest
Nuova importante iniziativa dell’associazione di volontariato “Il Pozzo di Isacco Onlus” di Ferentino. Si tratta di una raccolta di generi alimentari che i volontari dell’associazione, grazie anche alla collaborazione della fondazione “Il Giardino delle Rose Blu”, trasporteranno personalmente con dei pulmini fino a Bucarest, in Romania, in cui la situazione dei minori abbandonati ed orfani è davvero lontana da ogni principio di rispetto della dignità umana. Moltissimi di loro, infatti, sono vittime innocenti della drammatica situazione socio-economica causata dal folle ed irresponsabile governo totalitario di Ceausescu, che ha indotto una crescita esponenziale di nascite prevedendo sovvenzioni alle famiglie numerose e tasse salate a chi non aveva figli. Con la caduta di Ceausescu ed il crollo del comunismo la situazione è precipitata, la macchina statale ha ceduto lasciando in un totale stato di abbandono e povertà centinaia e centinaia di bambini, per cui non c’era più posto in famiglia né in istituto. Questi piccoli diseredati sono ridotti a vivere di espedienti e accattonaggio, in strada o nelle fogne per sfuggire al freddo pungente degli inverni romeni. molti fanno tristemente uso di droghe già in tenera età, per sfuggire alla fame ed alla vergogna della prostituzione infantile, come significativamente narrato nel film P.A.R.A.D.A. Per alcuni di loro, pochi fortunati, c’è ancora posto in case di accoglienza in cui possono ricevere cure e amore, come nella “Casa de coopi de tip familiar Maica Domnului”, gestita dalle suore e sovvenzionata annualmente dall’associazione “Il Pozzo di Isacco”. Per tutti gli altri l’esistenza è molto dura, è una vita di stenti, sottoposta a dure prove di resistenza, compresi gli agguati dei trafficanti di organi, dei pedofili, dei violentatori, di tutti coloro che sfruttano povertà e ricchezze di questi sfortunati angeli. Chiunque voglia contribuire ad alleviare le sofferenze ed il dolore dei bambini di Bucarest può rispondere, in base alle proprie possibilità, all’iniziativa dell’associazione “Il Pozzo di Isacco” consegnando generi alimentari non deperibili, a partire dal 13 gennaio e fino al 10 febbraio, presso i punti di raccolta dislocati sul territorio:
• VIA FOSSE ARDEATINE, 41/43 (DI FRONTE ALL’UFFICIO POSTALE) A FROSINONE, NEI GIORNI MERCOLEDÌ – GIOVEDÌ E VENERDÌ, NELLE ORE POMERIDIANE
• VIA MADONNA DEGLI ANGELI, LOTTO C (VILLETTE DOLMEN), A FERENTINO, TUTTI I GIORNI DOPO LE 18,00
• VIA ACCORCIATOLA MADDALENA, AD ALATRI, PRESSO LA PALESTRA PRINCE (SOPRA AL ROYAL CERES PUB), TUTTI I GIORNI SIA LA MATTINA CHE IL POMERIGGIO
- Autore: Maria Mazzocchia : : Pubblicato: Jan 16th, 2010 : : Commenti: None
- Categoria: Associazione culturale Il Pozzo di Isacco, Frosinone e provincia
Maroni il leghista
Rosarno. Calabria. Succede quel che deve succedere. Che uno Stato che ha abdicato al controllo del territorio, deve trovare scuse per raccontare quello che accade. Quando ho sentito il ministro degli interni Roberto Maroni parlare delle rivolte avvenute negli ultimi giorni in quei territori perché dovute alla troppa tolleranza offerta agli immigrati negli ultimi anni, mi sono chiesto, oltre a ricordare che l’autore della legge Bossi – Fini è stato proprio un governo di centro destra, a chi si rivolgesse davvero. Agli italiani tutti? O solo agli italiani del nord? Perché esistono due percezioni diverse del fenomeno migratorio in Italia. Una cosa sono gli immigrati al nord. Una cosa al centro. Un’altra al sud. E c’è differenza tra la percezione di uno straniero in una grande città e in una piccola. Mancano tre mesi alle elezioni, non dimentichiamocelo, e Maroni rappresenta, oltre al ministero degli interni, una forza politica che trova i suoi voti quasi, se non esclusivamente, nel nord Italia. Maroni, parlando di Rosarno, quasi non considera la questione ‘ndrangheta nelle sue riflessioni. Se non per dovere di ministro che a domanda risponde: “Se la ‘ndragheta avesse voluto far scoppiare qualcosa lo avrebbe fatto in Friuli, non di certo a casa propria, richiamando ben 120 investigatori in più”. Ma, mi chiedo, chi lo ha detto che la ‘ndrangheta abbia voluto far scoppiare qualcosa? Perché dobbiamo dimenticarci dei fatti? Raccontiamoli: accade che quattro immigrati vengono feriti con un’arma ad aria compressa. Nella zona di Rosarno dove risiedono la maggior parte degli stranieri, si diffonde la notizia che i quattro sarebbero morti. Scoppia la rivolta e gli stranieri scendono in strada. Simile a quanto avvenuto a Castelvolturno nel settembre 2008 dove uomini del gruppo Setola, ala stragista dei casalesi, precedentemente avevano ucciso sei stranieri. A sua volta, la popolazione locale, reagisce contro gli immigrati in una furiosa caccia al nero. Dunque, se ne trae che la ‘ndrangheta non fa scoppiare nulla e, semmai, il detonatore è un’aggressione, l’ennesima, di comuni cittadini. La ‘ndrangheta, infatti, non spara con i fucili ad aria compressa. E quando spara, uccide. Tra i locali, però, quando scende in piazza la popolazione calabrase, vengono arrestati appartenenti ai clan Pesce e Bellocco. Dietro una reazione così veloce da parte della popolazione locale ci sono, in linea di massima, due possibili cause: la prima potrebbe essere l’esasperazione delle popolazioni nei confronti degli stranieri. La seconda, un’organizzazione radicata sul territorio che, da padrona, riesce a muovere velocemente un gran numero di persone. Ed è molto facile, in un territorio pervaso dalla criminalità, che la dietro la prima causa, si nasconda in realtà la seconda. Perché? Anche qui due possibili interpretazioni: una settimana prima della rivolta di Rosarno, una bomba rudimentale viene posta sotto gli uffici della Procura di Reggio Calabria. In risposta, dal ministero vengono inviati forze di polizia e altri magistrati. Ci potrebbe quindi essere la volontà di sviare l’attenzione. Oppure, più politica, far vedere a chi deve vedere che “Noi ‘ndrangheta, siamo i soli padroni del territorio. Possiamo sedare, e all’occorrenza alzare, una rivolta quando vogliamo. Possiamo dirigere i nostri voti dove vogliamo e, alle prossime regionali, ve ne accorgerete”. Che quanto succeda in Calabria sia un concorso di più cause? Crescente intolleranza tra le popolazioni locali ma anche ribadire il controllo sul territorio da parte della criminalità? Se anche fosse, in entrambi i casi, ancora una volta, due gravi episodi in una settimana sarebbero la prova che la Calabria costituisce una parte del territorio italiano abbandonata dallo Stato. Dove è possibile mettere una bomba davanti la Procura. Sparare contro degli immigrati. Vedere in atto una rivolta. E una contro rivolta. Un inciso: a Natale il Governo ha celebrato l’alto numero di arresti nei confronti di persone affiliate alla criminalità organizzata. Ma quanti sono davvero gli affiliati? Il volume di affari della criminalità negli ultimi anni è salito esponenzialmente. Si presume anche il numero di affiliati. Se allora gli arresti sono aumentati, rispetto a che numero? Non ve la tiro e concludo: Maroni spiega al suo elettorato per le Regionali del nord che quanto accade in Calabria nasce dalla troppa tolleranza che avrebbe scatenato una forte intolleranza come ce ne è nel nord Italia. Dove però nulla accade, lascia intendere, perché lì c’è la Lega e una cultura diversa, mentre al sud, dove lo Stato è assente perché la politica è corrotta e nessuno rispetta nulla, un immigrato è libero di fare quello che vuole. Maroni c’è lo ricordiamo recentemente anche per il Caso Fondi. Senza entrare nel merito di quanto accaduto, mancato scioglimento del locale consiglio comunale per infiltrazioni di carattere criminale, nello specifico, ancora una volta, ‘ndrangheta, in quel caso Maroni, lette le conclusioni del prefetto di Latina Bruno Frattasi, si era espresso a favore dello scioglimento del Comune. La sua proposta era stata rigettata dal Consiglio dei Ministri. Un altro avrebbe dato le dimissioni. Lui noi. Dopo tutto a Maroni cosa importa della Calabria, del Lazio, della Sicilia o di qualsiasi altra Regione a sud del Po? Lui parla all’elettorato del nord. Lo hanno eletto loro ed è da loro che deve farsi capire. Usando le categorie che l’elettorato del nord riconosce. Ovvero che il sud è arretrato, che c’è poca cultura, che lo Stato è assente, che verso gli stranieri c’è troppa tolleranza … Che poi al sud il ministro non abbia alcun credito, cosa importa? … Tanto quanti voti prende la Lega Nord laggiù? Due?
- Autore: Francesco Furlan : : Pubblicato: Jan 14th, 2010 : : Commenti: None
- Categoria: Editoriali






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